[1900 maggio 21 postea], [Roma]
Descrizione:
Testo dattiloscritto firmato da Maria Maddalena Michela, dal titolo aggiunto a matita "Bagni di Elagabalo (o Nerone)"; riporta considerazioni sul Pozzo 1 in rapporto con il contesto archeologico di appartenenza, identificato come chiesa di San Cesareo in Palatio (Horrea Severiana) (fig. 11; fig. 121).
\r\nLe notizie si ripetono anche nelle relazioni di cui infra.
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Trascrizione:
"Tra le rovine dei cosidetti [sic] bagni di Eliogabalo, in Summa Sacra Via, presso l’arco di Tito, vennero in luce nel 1872 gli avanzi di un piccolo ma complesso edificio sacro del 5° secolo, ritenuti la chiesa di S. Cesario in Palatio. È costituito da una navata che termina a levante con una specie di vasca battesimale semicircolare, ed a ponente con un presbiterio racchiuso da colonne e piedritti, affiancato da sacristie e con sfondo curvo ad abside. Sull’asse del supposto presbiterio a circa due metri dalle colonne, una ripida scaletta di travertino coperta a volta scende ad un pozzo di età repubblicana [Pozzo 1]. La scaletta è dei primi secoli dell’era volgare e sembra appartenere alla chiesa, ciò che fa supporre al Commendatore Boni che l’acqua del pozzo abbia rapporto con riti accettati e praticati pur nel medioevo.
\r\nEsempi congeneri non mancano. Sotto l’altare di S. Bartolomeno in isola esiste un altro antico pozzo che potrebbe essere quello del tempo di Esculapio, Pausania narra che i malati guariti da Esculapio gettavano qualche moneta nel pozzo sacro all’oracolo d’Amphiaraos nelle vicinanze di Oropos. A Balukli75 [sic] presso Costantinopoli, nella chiesa di S. Maria al Pozzo, costruita dall’imperatore Giustiniano col pietrame avanzato dalla basilica di S. Sofia, il pozzo sacro, scoperto al tempo di Leone il grande, divenne celebre per le cure miracolose. Ancor oggi esistono molteplici pozzi sacri in Irlanda stipati all’ingiro da offerte votive d’ogni specie ed altri se ne conoscono pur in Grecia e nelle isole di Cipro e di Creta. Se tale destinazione ha avuto anche il pozzo del cosidetto [sic] S. Cesario [Pozzo 1], e quando e per quanto dirà l’esplorazione iniziata in questi giorni qual complemento delle indagini che hanno fruttato tanto interessanti scoperte lungo il percorso della Via Sacra.
\r\nIl pozzo, approssimativamente del secondo o terzo secolo a.C., ha un diametro interno di m. 0,65. È foderato di lastre tufacee a segmenti, con pedarole di discesa. La colmatura superficiale era costituita dagli avanzi di una volticella di copertura (costruita quando fu praticata la scaletta che rese accessibile il pozzo mediante un taglio laterale) e qualche rottame di vasi o brocche medievali a invetriatura verdastra. Alla profondità di m. 5,77 dal piano della navata, dove comincia l’acqua, l’interna sezione del pozzo trovasi ostruita da una specie di vettina o dolio di terracotta, dalla bocca larga e che sembra venisse collocato laggiù a guisa di calotta concava per rialzare il fondo dell’antico pozzo, già in parte ostruito forse quando fu modificato il modo d’estrazione dell’acqua alla fine dell’impero o al principio del medioevo.
\r\nMaria Maddalena Michela".
\r\nAD SSBAR, Documenti Boni, b. 13, cc.ss. 162-163.
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Collezione:
Documentazione scavi "G. Boni"