1900 maggio 26, Roma
Descrizione:
Nota, protocollo n. 2773 del 26.05.1909, inviata a firma di G. Boni "Al Ministero della I(struzione) P(ubblica) Direz(ione) Generale Antichità e Belle Arti Roma", con oggetto "Foro Romano. Esplorazioni in Summa Sacra Via". Come risulta dalla annotazione aggiunta a matita, sul foglio in alto a destra, la lettera riferisce i primi risultati dell’esplorazione di "Bagni Elagabalo / pozzo" (Pozzo 1), posto nell’area degli Horrea Severiana(già chiesa di San Cesareo in Palatio) (vd. schede dis. 50 e 51; fig. 11). Il testo corrisponde a quello delle relazioni di cui supra.
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Trascrizione:
"Tra le rovine dei cosidetti [sic] bagni di Eliogabalo, in Summa Sacra Via, presso l’arco di Tito, vennero in luce nel 1872 gli avanzi di un piccolo ma complesso edificio sacro del 5° secolo, ritenuto la chiesa di S. Cesario in Palatio. È costituito da una navata che termina a levante con una specie di vasca battesimale semicircolare, ed a ponente con un presbiterio racchiuso da colonne e piedritti, affiancato da sacrestie e con sfondo curvo ad abside. Sull’asse del supposto presbiterio a circa due metri dalle colonne, una ripida scaletta di travertino coperta a volta scende ad un pozzo di età repubblicana. La scaletta è dei primi secoli dell’era volgare e sembra appartenere alla chiesa, ciò che fa supporre al commendatore Boni che l’acqua del pozzo [Pozzo 1] abbia rapporti con riti accettati e praticati pur nel medioevo. Esempi congeneri non mancano. Sotto l’altare di S. Bartolomeo in isola esiste un altro antico pozzo che potrebbe essere quello del tempio d’Esculapio, il cui culto era pur in stretto rapporto con i riti pagani dell’incubatio. Pausania narra che i malati guariti da Esculapio gettavano qualche moneta nel pozzo sacro all’oracolo d’Amphiaraos nelle vicinanze di Oropos. A Balukli76, presso Costantinopoli, nella chiesa di S. Maria al Pozzo, costruita dall’imperatore Giustiniano col pietrame avanzato dalla basilica di S. Sofia, il pozzo sacro, scoperto al tempo di Leone il grande, divenne celebre per le cure miracolose. Ancor oggi esistono molteplici pozzi sacri in Irlanda stipati all’ingiro da offerte votive d’ogni specie ed altri se ne conoscono pur in Grecia e nelle isole di Cipro e di Creta. Se tale destinazione ha avuto anche il pozzo del cosidetto [sic] S. Cesario [Pozzo 1], e quando e per quanto dirà l’esplorazione iniziata in questi giorni qual complemento delle indagini che hanno fruttato tanto interessanti scoperte lungo il percorso della Via Sacra.
\r\nIl pozzo, approssimativamente del secondo o del terzo secolo a.C., ha un diametro interno di m. 0,65. È foderato di lastre tufacee a segmenti con pedarole di discesa. La colmatura superficiale era costituita dagli avanzi d’una volticella di copertura (costruita quando fu praticata la scaletta che rese accessibile il pozzo mediante un taglio laterale e qualche rottame di vasi e brocche medievali a invetriatura verdastra. Alla profondità di m. 5,77 dal piano della navata, dove comincia l’acqua, l’interna sezione del pozzo trovasi ostruita da una specie di vettina o dolio di terracotta, dalla bocca larga e che sembra venisse collocata laggiù a guisa di calotta concava per rialzare il fondo dell’antico pozzo, già in parte ostruito forse quando fu modificato il modo d’estrazione dell’acqua alla fine dell’impero o al principio del medioevo".
\r\nADA SSBAR, Documenti Boni, b. 13, cc.ss. 168-171.
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Collezione:
Documentazione scavi "G. Boni"