[1901 novembre 20 postea, Roma]
Descrizione:
Testo manoscritto, privo di firma, con la descrizione delle Gallerie Cesaree. Probabilmente è stato redatto da A. Bonelli. Le strutture rilevate nei disegni alle schede da dis. 63 a dis. 73, evidenziate nella fig. 58 e nella fig. 131, sono indicate nel testo tra [( )].
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Trascrizione:
"Le Gallerie Cesaree del Foro Romano
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\r\nSotto il lastricato imperiale, in travertino, del Foro Romano, si estende una larga rete di gallerie, a bracci ortogonali, formanti, al loro incrocio, dei tombini, a sezione su pianta quadrata, con lato da m. 1.18 a m 1.20.
\r\nDelle dette gallerie, la longitudinale A X [sic; ma (A B)] che, partendosi da sotto i Rostri Flavi (prolungandosi sotto di questi fino ad incontrare il fianco sinistro della tribuna Cesarea rostrata, il cui piano trovasi a circa m. 0,40 più in alto del piano delle gallerie), si avvia in direzione dell’arco di Cesare - con direzione dell’asse N-O a S-E - con lieve spostamento a sinistra di chi guarda l’ara stessa, è traversata, a distanza uguale l’una dall’altra, da quattro altre gallerie (A, B, C; D E F; G. H. I; L. M. N), che hanno una larghezza costante per ogni braccio, e che varia da braccio a braccio da m. 1.12 a m. 1.33, normali alla longitudinale e quindi con direzione S-O N-E e cioè, limitate dalla Basilica Giulia, da una parte, e dal Comizio e dalla Basilica Emilia dall’altra.
\r\nLe gallerie, tanto la longitudinale che le trasversali, hanno il piano, le spalle e la copertura a volta a botte, di muratura compatta, formata da scaglie di tufo, travertino e selce, unite con malta di pozzolana rossa. Le spalle e la volta, di copertura, conservano, in tante zone orizzontali, le traccie [sic] delle tavole di sbadacciatura, di una larghezza che varia da m. 0.25 a m. 0.35, e una larghezza da m. 1 a m. 5.
\r\nLa galleria longitudinale ha ora una lunghezza di m. 45,30 perché posteriormente alla sua costruzione fu tagliata e chiusa alle estremità da muri: l’estremità verso i Rostri Flavi da un muro a secco costruito di grossi scaglioni di tufo, travertino e selce, e l’estremità opposta da un muro di fondazione, ben eseguito, la cui parete, verso la galleria, conserva anch’essa le imposte dei diritti e delle tavole di sbadacciatura.
\r\nLa larghezza non è sempre costante: partendo dall’estremità verso i Rostri Flavi, la galleria, per m. 2 di lunghezza, è larga m. 1.56, poi si restringe a m. 1.13 formando a destra, voltando la schiena ai Rostri, una spalla di m. 0.13 ed a sinistra una di m. 0.20. Le spalle, dal piano all’imposta della volta, che trovasi in piano orizzontale, hanno una altezza variante da m. 1,66 a m. 1,70, e ciò perché il piano delle gallerie è inclinato, e quello della galleria longitudinale pende dai Rostri verso l’Ara di Cesare, mentre l’inclinazione del piano dei bracci trasversali diverge dalla galleria longitudinale scendendo verso la Basilica Giulia da una parte e verso la Basilica Emilia dall’altra. I piani dei bracci, corrosi dalle acque, convergono, con leggera pendenza 1 o 2 % verso i tombini.
\r\nPercorrendo la galleria longitudinale, in tutta la lunghezza non s’incontrano che due tombini [(M, H)] formati dall’incrocio di detta galleria con i due bracci trasversali.
\r\nI bracci trasversali hanno, invece, tanto a destra che a sinistra della galleria longitudinale, un tombino intermedio: ne sono venuti in luce sei, cioè due per ogni braccio.
\r\nSuperiormente i tombini sono aperti, contornati da un telaio, costituito da quattro lastroni di travertino, connessi a dente, allettati su di uno strato di malta, grossi da m. 0.15 a m. 0.22, larghi da m. 0.55 a m. 0.68: il telaio in alcuni è incompleto, in altri manca del tutto.
\r\nIl telaio sta più in basso del lastricato attuale del Foro, e fra questo e il piano del telaio trovasi uno strato di muratura a sacco, di m. 0,05 di spessore, formata di scaglie di travertino e malta di pozzolana rossa, e a volte di riempitura di terra o scaglie di tufo, marmo, travertino e selce. Essi ci presentano il piano primitivo del Foro, di età Cesarea. Infatti la loro planimetria (m. 12,62) corrisponde a quella del lastricato di travertino su cui posa la base dell’Area di Giulio Cesare.
\r\nLe lastre di travertino del pavimento imperiale che posano sulla terra o sulla muratura, misurano uno spessore variante da m. 0.15 a m. 0.25. Altrove, il telaio del tombino, fu ricoperto o con uno strato di terra o di malta di pozzolana rossa e scaglie di travertino, o con muratura ad emplecton, dall’altezza da m. 0.27 a m. 0.30. Altre lastre di travertino, dallo spessore da m. 0.33 a m. a m. 0.55, furono più tardi allettate sopra questo nuovo strato, ed esse ci testimoniano così di una nuova sopraelevazione dal piano del Foro. Nel telaio dei tombini, non esistendo incasso per ricevere la lastra di chiusura, e perché il piano della volta delle gallerie è più basso dai 5 a 6 cent. del piano dei telai, sul quale doveva estendersi il lastricato di travertino, di spessore certamente superiore ai 6 cent., il telaio doveva necessariamente rimanere incassato dal pavimento del Foro, ed una o due lastre avranno chiuso l’apertura, formando tutto un piano col lastricato del Foro.
\r\nLe volte e i rinfianchi dei bracci delle gallerie, interrotte per l’apertura dei tombini, sono intestate con archetti, a filo del perimetro interno del telaio, formati da piccoli conci di tufo - di m. 0.08 all’intradosso e di m 0.10 all’estradosso, lunghi m. 0.20 e grossi m. 0.07 - stretti in malta. I rinfianchi degli archetti sono a filari di tufo, parallelepipedi, di lato da m. 0.25 a m. 0.30, grossi da m. 0.08 a m. 0.12, a ricorsi orizzontali stretti in malta grossa da m. 0.02 m. 0.01. Verso la chiave dell’arco, alcuni dei detti conci, all’intradosso, conservano tracce di solchi prodotti dallo scorrimento di funi nei movimenti di trazione a mano o per mezzo di verricello.
\r\nGli spigoli degli archetti sono ad angolo retto ed a piombo. I quattro spigoli dei due tombini della galleria longitudinale, formati, come abbiamo detto, dall’incrocio dei bracci trasversali, sono stati posteriormente e rozzamente smussati dall’imposta degli archetti al piano delle gallerie o pochi centimetri sopra, cominciando gradatamente dalle estremità, e andando verso il mezzo in cui la parte del muro asportata raggiunge una considerevole dimensione, e ciò, forse, allo scopo di agevolare, nei punti di voltata, il passaggio di persone o il trasporto di materiali, lunghi travi, ecc., da una galleria all’altra.
\r\nI tombini dei bracci trasversali, con leggerissime differenze di costruzione e dimensione tra loro, differenziano, però, dagli altri due perché: invece di quattro, hanno due archetti, formati dalla volta della galleria, le cui testate sono rivestite di tufetti squadrati come gli altri suaccennati. Le pareti di fianco sono lisce, verticali, in parte rivestite di filari di tufi squadrati e stretti in malta: il rivestimento si estende da sotto il telaio fino all’imposta dalla volta della galleria.
\r\nLe spalle delle gallerie, dal piano all’imposta della volta, sono alte da m. 1.68 a m. 1.89.
\r\nIl piano di qualche braccio, vicino al tombino, forma un gradino di m 0.25 d’alzata. Il piano delle gallerie sembra in particolar modo ricordare il meleus delle antiche vie, per la maggior compattezza di costruzione che presenta.
\r\nIl piano delle gallerie, in corrispondenza di tutti i tombini, è stato posteriormente tagliato per tutto il suo spessore, approfondendo, il taglio anche nel suolo sottostante, in modo da formare dei pozzi quadrati profondi da m 0.50 a m 0.70, per incassarvi, sul fondo, dei telai di legno che, in alcuni tombini rimangono ancora, in altri sono incompleti o totalmente mancano. Di tratto in tratto i soli bracci trasversali delle gallerie si allargano simmetricamente all’asse, formando delle camere su pianta rettangolare o quadrata di m. 2,50 a 3 di lato.
\r\nQuesti ambienti sono, come gallerie, ricoperti a volta a tutto sesto o a sesto leggermente ribassato: l’intradosso in chiave di esse si raccorda con quello delle volte delle gallerie, mentre l’imposta trovasi più bassa.
\r\nGli ambienti, nel mezzo, conservano un grosso lastrone, quadrato o rettangolare, di travertino, incassato nel pavimento, e che, nel centro, ha un foro cilindrico, per l’impostamento dell’asse verticale dell’argano.
\r\nAll’estremità del braccio trasversale sinistro, si trova una cameretta più piccola delle descritte in cui, a differenza di esse, manca il lastrone di travertino nel mezzo.
\r\nNelle pareti dei bracci trasversali, in corrispondenza dei tombini, e nel mezzo e sopra l’imposta delle volte delle camerette in riscontro del foro praticato nel centro del lastrone di travertino e nelle spalle delle gallerie, tra il pozzetto ed il lastrone di travertino, sono stati praticati simmetricamente degli squarci, e dei buchi regolari, in corrispondenza l’uno dell’altro, allo scopo di poter incastrare nella parete delle travi di armature, che avevano relazione con i telai in legno sopraccennati, formando, tutto un insieme, un sistema di argani, verricelli ed altro, di cui parleremo in appresso.
\r\nDa quanto, dunque, si è detto, fin qui, risulta che il Foro Romano, nel suo tratto centrale, lastricato, è percorso da una galleria, in tutta la sua lunghezza, la quale, a sua volta, è intersecata da quattro gallerie trasversali.
\r\nEd ora, dopo lo sguardo generale dato a questi cunicoli, che ci conducono col pensiero alle gallerie cesaree, costruite per i ludi da celebrarsi - ed infatti celebrati in varie solennità - sul soprastante piano del Foro, passiamo all’esame ed alla particolare descrizione di ciascuna galleria, a cominciare dalla A. B. C.
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Galleria Longitudinale A B C [sic; ma (A B)].
\r\nDessa [sic], come poco innanzi si disse, percorre il sottosuolo del Foro Romano, da N - O a S - E, cioè dai Rostra Flavia all’ara di Giulio Cesare.
\r\nNel primo tratto, cioè, fino all’incrociamento con la galleria C D [(IV)], l’asse della via si dirige al centro dell’ara. Nel secondo tratto, desso sposta di circa due metri a sinistra.
\r\nDalla parte del colle capitolino la galleria sembra proseguire, poiché subito sotto i Rostra essa è ostruita da frammenti, malamente squadrati, di travertino, di marmo, di selce e di mattoni, disposti a guisa di muro, ma senza malta.
\r\nA destra di chi volge la faccia all’ara di Giulio Cesare, appare una rottura, dalla chiave della volta alla spalla, di m. 0.90 per m. 1. E qui lo spessore in chiave della volta è di m. 0.30 a m. 0.35.
\r\nLa galleria, al suo inizio, è larga m. 1.57, dopo circa m. 2 di percorso, formando due spalle, la sinistra larga m. 0.30 la destra m. 0.13, si restringe a m. 1.13. In questo tratto l’imposta della volta è a m. 0.80 dal piano; dopo il restringersi della galleria è a m. 1.25.
\r\nLa volta ha una monta di m. [testo non completato] e quindi dal piano all’intradosso della volta, la galleria al suo inizio è alta m. [testo non completato]. A m. 1.90 dalla rottura nella volta, in questa apparisce ancora un’altra rottura, di m. 1.35 per m. 1, chiusa, più tardi, con malta, frammenti di travertino, mattoni e marmo. Questo tratto di volta, porta ancora impresse le traccie [sic] delle tavole che servirono per la sbadacciatura, ed in chiave, per trascurata costruzione, forma un dente con la restante volta della galleria.
\r\nGiunti sotto la colonna di Foca, dopo un percorso di m. 11.96, dei materiali caduti dalla volta della galleria, dimostrano la depressione causata dalla sovrastante gradinata posticcia costrutta attorno alla colonna pochi decenni or sono.
\r\nDopo un percorso di m. 24,60, a partire dal muro che ostruisce la galleria, sotto i Rostra Flavia si giunge al punto d’incrocio con la galleria C D, in cui si apre il tombino A [(A=M)]. In questo punto la galleria, dal piano all’imposta della volta, è alta m. 1.41 e larga m. 1.35. La volta ha la monta di m. 0.63, e quindi risulta a sesto ribassato. Qui i muri di spalla, perpendicolari al piano, fanno scorgere che, al principio della galleria, essi sono fuori piombo di m. 0.06.
\r\nA m 0.57 dall’incontro od incrocio con la galleria C D, il piano della A B, scendendo, forma un gradino di m. 0.25 di alzata, e dopo un altro piccolo ripiano di m. 0.60 di lunghezza, tagliato per quanto è lo spessore del masso, per tutta la lunghezza del detto ripiano, e per una larghezza di m. 0.45 esternamente e di m. 0.35 sotto il gradino, aprisi il pozzetto in corrispondenza del tombino, profondo m. 0.65. Allo spigolo sinistro un lastrone di travertino, di m. 0.65 di lunghezza e m. 0.55 di larghezza e m 0.12 di grossezza, fu incassato in costruzione sopra l’imposta nella galleria A B poiché l’imposta della volta nel braccio sinistro, cioè verso la Basilica Emilia, della galleria C D, trovasi più bassa dell’imposta della volta della galleria A B, dello spessore del lastrone di travertino; questa, nel detto braccio trovasi, invece, subito sotto l’imposta della volta.
\r\nAperto questo primo tombino liberandolo superiormente dallo strato di riempimento composto di scaglioni di tufo, travertino, selce e terre che, l’ostruiva per m. 0.25 a m. 0.30, nonché dai lastroni di travertino, grossi da m. 0.26 a m. 0.38, dell’ultimo pavimento imperiale, a m. 0.75 da questo si è rinvenuto [testo non completato].
\r\nQui, come negli altri tombini, appaiono evidentemente i due lastricati del Foro, il Cesareo che, come disse, stendesi allo stesso livello delle lastre su cui posa l’ara di Giulio Cesare, e l’imperiale, superiormente. Sotto il telaio del tombino, veggonsi le testate delle due gallerie che s’incrociano, con gli archi già descritti costruiti di tufetti. Negli spigoli degli archi della galleria A B si notano otto solchi prodotti dallo sfregamento delle corde, che dovevano avere uno spessore da 2 a 3 centimetri. Gli spigoli risultanti dallo incrocio delle due gallerie, dall’imposta della volta fino a m. 0.30 dal piano, furono smussati per la profondità di m. 0.37, allo scopo di agevolare il passaggio del macchinario per i ludi da una galleria all’altra. Nell’angolo di destra, sempre volgendo la faccia all’ara di Giulio Cesare, la rottura del muro a m. 0.30 dal piano, ha posto in luce un notevole frammento di lapis niger, adoperato nell’opus ad emplecton, a piano rozzamente levigato, di m. 0.12 di lato, che con altri frammenti rinvenuti in altre gallerie (e numerosi quelli della galleria C. H) qui testimonia, forse, di una ricostruzione del lapis niger al lucus funestus, nel Comizio, o di uno spostamento e differente orientazione di esso, anteriore alla costruzione delle Gallerie Cesaree, se, come sembra, ai frammenti del piano antico del lapis niger vennero adoperati alla rinfusa con pezzi di travertino e di selci nella muratura dei cunicoli.
\r\nProseguendo per la galleria A B l’imposta della volta dal piano è a m. 1,83; dopo un percorso di m. 14,70 si giunge all’incrocio con la galleria E F [(III)], dove apresi il secondo tombino [(B=H)] lungo la galleria A B. A m. 0.60 dal pozzetto si vede uno strappo nel piano di m. 0.75 di lunghezza, profonda m. 0.30. Qui il telaio dal tombino, su tre lati (meno quello verso la colonna di Foca) fu distrutto ed un lastrone in travertino, del piano di Cesareo, di m. 0.30 di spessore, fu posato sull’estradosso dei tre archetti, a m. 0.24 dall’intradosso in guisa da chiudere il tombino circa a metà.
\r\nAnche qui, sopra uno strato di scaglie di travertino, marmo e terra, alto m. 0.20, furono allettati i lastroni del piano posteriore che hanno uno spessore da m. 0.20 a m. 0.60.
\r\nGli archetti, sempre in direzione della Galleria A B. presentano sei o sette solcature di corde, larghe da uno a due centimetri. Gli spigoli del tombino furono posteriormente incavati, come nel tombino A già menzionato.
\r\nIn corrispondenza del tombino, al disotto apresi il pozzetto, formato tagliando il masso, con i lati di m 1.88 x 1.80 e profondo m 0.60. In esso scorgersi una intelaiatura in abete, formata di quattro assi: lunghe le laterali, m. 1.88 e m. 1.07, larghe m 0.15, grosse m 0.12, e le trasversali m 1.75 e m 1.70, grosse m 0.08.
\r\nLe prime sul piano, presentano ciascuna due buchi rettangolari, tagliati a scalpello, distanti m 0.75 uno dall’altro, di m 0.12 e 0.10 di lato profondi m 0.08. Le travi trasversali, alla lor volta, presentano ciascuna altri due buchi come i primi di m 0.12 e m 0.10 di lato profondi m 0.05. I detti buchi cambiano con gli spigoli del tombino, e servivano per l’innesto delle assi che correvano lungo gli spigoli del tombino.
\r\nAl di là del pozzetto, all’incrocio della galleria E F, prosegue la A B, per un altro tratto di m 4.20, fino ad un muro che ne ostruisce il proseguimento prima che sia nuovamente ostruita dalle sostruzioni del basamento della statua equestre di Domiziano. Nel piano di questo tratto, frammisti ad altri frammenti di travertino e selce tenuti insieme da malta di calce e pozzolana rossa, trovansi nuovamente scaglie di lapis niger, in numero di 12.
\r\nLungo il percorso di tutta la galleria A B, nel piano appaiono, a volta a volta, dei crepacci di 2 o 3 metri di lunghezza, e di 1 cent. di larghezza.
\r\nTutta la galleria, come si accennò fino da principio, conserva lungo l’intero percorso, l’impronta delle tavole di sbadacciatura, lunghe da m 1.50 a m 4.80, e larghe da m. 0.20 a m 0.30. Lo stesso vedesi nella volta da cui in qualche punto si è staccato qualche frammento di materiale mostrando qua e là delle lievi cavità.
\r\nA questo punto termina il tratto delle gallerie A B fin qui esplorato, ma evidentemente esso deve proseguire dopo le sostruzioni del rammentato basamento, in direzione dell’Ara Caesaris, ed una non lontana esplorazione del sottosuolo dal Foro, potrà condurre alla scoperta del resto.
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Galleria trasversale C D [(IV)]
\r\nQuesta galleria C D va da S-O a N-E, cioè dalla basilica Giulia verso il Comizio, passando sotto i plutei conosciuti col nome di Traiani, ed è illuminata nel suo percorso da tre tombini, di cui quello di mezzo è il tombino d’incrocio con la galleria A B. Verso S-O essa è ancora ostruita da terra e da macerie, e quindi offre una larghezza di m 1.20, e dal piano all’imposta della volta un’altezza di m. 1.19. La volta ha m 0.58 di saetta, ed è di costruzione del tutto simile alla volta della galleria A B.
\r\nDopo m. 7.40 s’apre nella volta un primo tombino [(C=N)], di m. 1.20 di lato, con intelaiatura ancora al posto, e de’ tempi cesarei, costituito da lastroni di travertino commessi a dente tagliati a squadro. Sulla lastra, verso l’ara di Cesare, si nota una scanalatura diagonale cilindrica, larga m 0.24 profonda m 0.05, lavorata a scalpello, che forma, col lato interno del telaio, un angolo di 62°. Detto lastrone, grosso m 0.20, è largo m 0.68, lungo verso il tombino m 1.18 e all’esterno m 1.89, con connessione a dente all’estremità, di m. 0.29 x 0.33. L’altro pezzo di contro del telaio è largo m 0.62, di lunghezza uguale al precedente e presenta sul piano due tracce a quadro, in prosecuzione e parallele alle connessioni a dente.
\r\nDette tracce sono di m 0.30 x 0.07, larghe m 0.004, distinti l’una dall’altra m 1.03. Il lastrone a S. è largo m 0.60, grosso m 0.22, lungo esternamente m 2.00 con denti all’estremità di lato m 0.28 x 0.44. L’altro a N, che completa il telaio, è largo m 0.64 e di uguale lunghezza.
\r\nSu di un grosso strato di terra e frammenti di travertino a scaglie di selce, di m 0.20 a m 0.43, a seconda della maggiore o minore grossezza di essi, poggiano dei lastroni di travertino del piano attuale del Foro, che hanno uno spessore da m 0.23 a m 0.63.
\r\nIl tombino [(A=M)], costruito come gli altri precedenti, ha di notevole una traccia verticale sulla parete verso lo spigolo a sinistra della scanalatura, guardando l’Ara di Cesare, larga m 0.10, profonda m 0.01, distante dallo spigolo m 0.05, fatta per correggere il muro che strapiomba un poco in avanti, onde appoggiarvi la trave verticale, come negli altri spigoli.
\r\nIl pozzetto del tombino è profondo m 0.55 e presenta i lati di m 1.48 x 1.18. Anche qui riscontrasi l’intelaiatura formata da quattro assi disposte ad angolo retto, formanti un rettangolo di m 0.82 x 0.53.
\r\nIl piano della galleria presenta uno strappo di m [testo non completato] di lunghezza e m [testo non completato] di larghezza. Percorrendo altri m [testo non completato], si giunge al tombino d’incrociamento già descritto, e qui la galleria raggiunge una pendenza di m [testo non completato] ed è larga m [testo non completato].
\r\nPoco oltre, nella parete destra, vicino al piano, scorgendosi uno strappo, lungo m [testo non completato], largo m [testo non completato], profondo m [testo non completato], dopo di che aprisi una cameretta quadrata, di m [testo non completato], di lato, formante interamente una spalla di m. [testo non completato]. L’altezza dell’ambiente è di m [testo non completato]. L’altezza dell’ambiente è di m [testo non completato], e nella parete destra apparisce un’apertura quadrata, di m [testo non completato] di lato, e profonda m [testo mancante]. Nel piano di esso ambiente è allettata una lastra di travertino, lunga m [testo non completato], largo m [testo non completato], con nel centro un foro rotondo per l’asse verticale dell’organo, del diametro di m [testo non completato], e profonda m [testo non completato].
\r\nAlla distanza di m [testo non completato]dal tombino centrale s’incontra il terzo tombino [(D=L)], che ha m. 1.20 di lato. Qui i lastroni del piano attuale del Foro, hanno m [testo non completato] di spessore; la costruzione consueta in malta e frammenti su cui sono allettati è alta m [testo non completato], meno che dal lato sotto i plutei presso cui il tombino si apre. Quivi la malta è alta m [testo non completato], e posa sopra un lastrone in travertino del piano cesareo m [testo non completato]. I tufetti della costruzione della parete che fa angolo con la testata degli archi della galleria, hanno alla testa m [testo non completato] di altezza e m [testo non completato] di lunghezza, e sono a m [testo non completato] dal suolo. Le spalle della volta sono alte m [testo non completato], la corda dell’arco m [testo non completato] e la saetta m [testo non completato]. In corrispondenza del tombino apresi il pozzetto di m [testo non completato] di lato, profondo m [testo non completato]. L’intelaiatura, in abete.
\r\nLe pareti presentano degli strappi, in corrispondenza gli uni con gli altri, di m [testo non completato] di lunghezza, di m [testo non completato] di larghezza, e profondi m [testo non completato].
\r\nA m [testo mancante] dal terzo tombino la galleria si allarga, con una spalla di m [testo non completato], e forma una camera [(1)] di m [testo non completato] di lato.
\r\nNel centro dell’ambiente è incastrata nel piano un blocco di pietra tiburtina, lunga m [testo non completato] larga m [testo non completato] con un foro rotondo di m [testo non completato] di diametro nel centro, che reggeva l’argano.
\r\nLe pareti dell’ambiente hanno delle aperture di m [testo non completato] di lunghezza, di m [testo non completato] di larghezza, profonde m [testo non completato].
\r\nQui ci troviamo per l’appunto sotto i plutei precedentemente menzionati, dei quali, anzi, uno viene a trovarsi in linea diagonale sulla parete destra dell’ambiente.
\r\nDopo un brevissimo restringersi della galleria, con due spalle lunghe m [testo non completato] e che formano un passaggio largo m [testo non completato] entrasi in una cameretta rettangolare, che all’interno forma due spalle di m [testo non completato] lunga m [testo non completato] e larga m [testo non completato].
\r\nNella parete destra di questa camera si è scoperto un portavoce (e non calorifero).
\r\nLa galleria che dal punto di partenza al primo tombino ha una pendenza di [testo non completato] al secondo segna [testo non completato], ed al terzo [testo non completato]
\r\nFino al fondo ostruito della cameretta la galleria è lunga m [testo non completato] con una spalla che ha m [testo non completato] dal piano [testo non completato]
\r\nLungo le pareti riscontrasi tracce costanti di sbadacciature. Gli archetti offrono gli archetti agli spigoli dell’intradosso smussature.
\r\nGalleria trasversale E F [(III)]
\r\nLa seconda galleria trasversale, la E F, pur essa va da S-O a N-E, cioè dalla Basilica Giulia all’Emilia. Essa incrociasi con la galleria A B, nel punto b, ove appunto trovasi il tombino secondo (b) [(H)] già descritto, a m [testo non completato] di distanza dal tombino a [(M)].
\r\nInoltrandosi nel primo tratto del braccio destro della galleria, ci troviamo in una camera non completamente sterrata, e che mostra avere m [testo non completato] di lato. L’impostamento della volta è a m [testo non completato] dal suolo; ed essa, raccordata all’intradosso con l’arco della galleria, ha m [testo non completato] di corda e m [testo non completato] di saetta.
\r\nFormando due spalle di m [testo non completato], l’ambiente si restringe in una galleria che presenta una larghezza di m [testo non completato], m [testo non completato] dal piano alla spalla, m [testo non completato] di corda e m [testo non completato] di saetta.
\r\nRitornando verso il tombino b, le pareti presentano degli squarci di m [testo non completato] di lunghezza, m [testo mancante] di larghezza e m [testo non completato] di profondità.
\r\nPoco prima di giungere al tombino descritto, nel piano si apre una rottura, lunga m [testo non completato], larga m [testo non completato], e profonda m [testo non completato].
\r\nA questo punto la galleria ha una pendenza di m [testo non completato].
\r\nDopo un percorso di m [testo non completato] si giunge al tombino [testo non completato] [(F=G)]. Q[testo non completato]. Sono allettati sopra uno strato di malta e frammenti lapidei, alto m [testo non completato], che, a sua volta, posa sulle lastre di travertino dal piano cesareo, grosse m [testo non completato].
\r\nIl tombino ha m [testo non completato] di lato. I tufetti a ricorsi orizzontali, adoperati nelle pareti, sono ad un’altezza di m [testo non completato] dal piano, ed alla testa presentano m [testo non completato] di lunghezza e m [testo non completato] di spessore.
\r\nIn corrispondenza del tombino, apresi il pozzetto, che offre m [testo non completato] di lato, ed è profondo m [testo non completato].
\r\nAllettata nel fondo vedesi la consueta intelaiatura.
\r\nQui la galleria presenta una pendenza di m [testo non completato] e, dopo m [testo non completato], allargasi in due spalle di m [testo non completato], formando così una camera di m [testo non completato], di lato. Come altrove la volta della camera è in chiave con quella della galleria, ed ha m [testo non completato] di corda, e m [testo non completato] di saetta. L’altezza della spalla della volta è di m [testo non completato] dal piano. La sostruzione di questa camera in nulla differisce da quella delle altre. Nel centro, allettata sul piano di schegge di travertino e di selce, vedesi la lastra di pietra tiburtina dell’argano, di m [testo non completato] di lunghezza e m [testo non completato] di larghezza.
\r\nIl foro rotondo su cui s’impostava l’asse verticale dell’argano, misura m (testo mancante) di diametro, e m [testo non completato] di profondità. Nel fondo l’ambiente si restringe in due spalle di m [testo non completato], e nuovamente la galleria accenna a proseguire, ma, a m [testo non completato] dalla camera visitata, essa è ostruita da [testo non completato].
\r\nA questo punto cessa l’esplorazione di questo cunicolo, ma non è improbabile che, sterrandolo, possano venire in luce altri ambienti, come è giusto sperare che, feconda di ottimi risultati, potrà essere l’esplorazione e lo studio della galleria G H, ancora in parte interrata, al
Collezione:
Documentazione scavi "G. Boni"