[1901-1902] s.i.d., Roma
Descrizione:
Testo autografo di G. Boni nel quale lo studioso si sofferma sui risultati delle indagini condotte in corrispondenza del tratto terminale della Via Sacra, ("Summa Sacra via"), tra l’Arco di Tito, il Tempio di Venere e Roma e il cd. Tempio di Giove Statore (vd. figg. 74-75):
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Trascrizione:
"SVMMA SACRA VIA. Poiché per le esplorazioni trascorse s’era constatato l’orientamento del clivo della via Sacra augustea che al principio del secondo secolo fu ricoperto dalla massicciata del tempio di Venere e Roma pareva ovvio doversi verificare quali altri edifici dell’età precedente fossero stati troncati, oltre al clivo palatino, da sostruzioni raggiungenti l’età Flavia.
\r\nA facilitare la ricerca contribuiva l’orientamento dei più antichi edifici, diverso che nell’Arco di Tito, obbediente alle leggi date dall’ampio testo di Vespasiano,che, a sua volta, apparisce regolato su quello che Giulio Cesare inaugurò nella sua grande basilica forense. Per l’orientamento corrispondono l’arco di Tito, ed i templi a Venere e Roma ed a Giove Statore, ricostruito nella prima età imperiale. Lo spazio tra i due edifici, in prossimità alla fronte esterna dell’arco, è relativamente angusto, ma il diverso orientamento delle strutture repubblicane lasciava sperare che qualche parte ne fosse rimasta incolume dalla troncatura delle sostruzioni successive, Ad incoraggiare le indagini, quasi a persuadere della assoluta necessità in rapporto ai più vitali problemi d’archeologia romana, stavano le diverse tradizioni, raccolte da Livio e Cicerone, intorno alle origini del Tempio di Giove Statore in prossimità a porta Mugonia, antico ingresso del colle Palatino, e riassunto nel verso di Ovidio che nel tempo e nello spazio precisa la posizione dell’Urbe. Per le tradizioni locali, sopravviventi fino al principio dell’età repubblicana, del privilegio di sepoltura nella Velia, erano pure da ricercare tracce di un sepolcro o di riti funebri o di riti funebri ivi compiuti prima che quell’altura fosse valicata dalla Via Sacra, simbolo della federazione Latino-Sabina.
\r\nL’indagine iniziale permise di riconoscere e spurgare una parte dell’androne posto sotto la scalea che saliva dalla via Sacra al tempio di Venere e Roma, nonché di rinvenire vari frammenti architettonici accanto alla fornace di calce sistemata nel medioevo all’angolo S.O. del tempio. Poté uno di tali frammenti marmorei, appartenenti all’arco di Tito, essere ricollocato a posto sulla fronte del pilastro esterno a sinistra di chi esce dal fornice.
\r\nDel tempio di Giove Statore, si determinò meglio una parte del perimetro nonché alcune strutture presso la fronte. Approfondendo le ricerche tra i templi e l’arco, apparve il caseggiato tronco dalle sostruzioni imperiali: consistono in vasto pavimento e
\r\ngrossi massi squadrati sagomati di travertino, pavimento di un ad alta recinzione; ambiente lastricato a mosaico di grandi tessere ricavate da tegole; cortile con un pavimento d’opus spicatum con sigillo rotondo a intelaiatura quadrata di travertino comunicante con una rete di cloache completamente ostruite e che, spurgate, diedero frammenti numerosi di lucerne, di vasi aretini e d’altri fittili e vetri anteriori all’arco di Tito.
\r\nIl lastricato a blocchi squadrati di travertino copre un muro a grossi parallelepipedi tufacei lavorati con l’accetta ed incisi con grandi sigle a lettere arcaiche, così da far supporre che il muro appartenesse ad un fianco del tempio eretto a Giove Statore nel principio del III a.C. Per controllare tale ipotesi parve opportuno verificare se a questo muro, troncato obbliquamente [sic] dalle sostruzioni al lato orientale dell’arco di Tito e scendente fino alla roccia tufacea, tagliata dalla mano dell’uomo, ne facesse riscontro uno corrispondente al lato opposto della supposta cella del tempio, e perciò tronco dal lato meridionale dalle sostruzioni del fornice. Fu rinvenuto ed è pertanto ed identico al primo ed ha incise le stesse sigle arciche.
\r\nRidosso alla fronte sua esterna, prospiciente il clivo palatino, apparve un pozzo repubblicano rivestito a segmenti cilindrici tufacei.
\r\nSubito importava verificare se fosse il clivo Palatino sistemato nell’età augustea secondo nuove traccie [sic], ovvero, se pure aveva nuovamente selciato, nulla si mutasse al tracciato anteriore, logicamente, copertura a più antichi clivi, fors’anco al primitivo sterrato conducente alla porta Mugonia della città Palatina. Ancora ferve l’esplorazione, ma già sappiamo che il selciato del clivo augusteo copre gli avanzi di un più antico a poligoni del clivo repubblicano a crepidini di tufo delle quali rimangono i larghi canali di scolo sovrapposti i lastroni dei marciapiedi. Al disotto fu rinvenuto il pavimento a ciottoli (glareatio) di un clivo più antico tronco dalla cloaca augustea.
\r\nA sinistra, ascendendo, ed oltrepassato di circa otto metri, l’arco di Tito, ed al di qui delle sostruzioni del primitivo tempio a Giove Statore, fu possibile scendere, per buon tratto, sino al terreno vergine che apparve tutto scavato alla superficie da fosse diverse quali nel sepolcreto preromuleo della Valle Forense. Vero è che fosse, consimili, se non contengano scheletri, ossa cremate od un corredo funebre, vanno classificate tra le puramente rituali, come si rinvennero copiose in vari punti del Foro e del Volcanale. Ma una delle fosse rotonde della Velia, a Sud del clivo palatino, ha tuttavia l’avanzo di un dolio, troncato nella parte superiore dalla sostruzione tufacea di un muro repubblicano, e, per ora, possiamo credere quelle fosse avanzi di un sepolcreto sito al terrapieno, divenuto oggi l’alberata di Villa Barberini, e del convento di S. Bonaventura.
\r\nNel terreno di colmatura addossato al lato esterno del tempio primitivo a Giove Statore si rinvennero una antefissa di terracotta del secolo III a.C. e gran numero di cocci, per lo più di ciotole a vernice nera, estrusco - campane, delle quali alcune vennero ricomposte.
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VELIA. A destra del clivo palatino, la supposta porticus margaritaria copre l’opus quadratum tufaceo con basi di pilastri in travertino che decoravano la fronte d’un piccolo atrio con due alae, cella del Sacrario ai Lari pubblici restituito da Augusto. Due grandi sostruzioni scendono parallele da porta Mugonia, passano dinnanzi all’arco di Tito ed al tempio a Venere e Roma, e svoltano ad angolo retto lungo la via Sacra, di fronte alla basilica Maxentiana fino alla Regia donde si collegavano all’arco di Fabio od al temenos di Vesta, chiudendo una vasta area ai piedi delle pendici settentrionali del Palatino.
\r\nQueste sostruzioni di pietrisco in tufo, travertino, selce, terracotta e frammenti marmorei lisci ed ornati, vanno attribuite al secolo VI, al quel primo periodo dell’alto medioevo in cui a tradizione della struttura romana a cassoni di travi verticali e tavole orizzontali, ancora non era degenerata. Lungo il clivo palatino presentano gli avancorpi esterni rettangolari, allacciati mediante corridoio, d’una difesa turrita; e l’insieme di quest’opera, tramandataci da un’età buia presa troppo sull’antagonismo tra Barbari e Latini o sui complotti tra invasori nordici e difensori orientali, può chiamarsi finché non diventa possibile una definizione meno cumulativa, fortilizio bizantino ostrogoto.
\r\nNell’area così racchiusa sorgono le pareti a lorica testacea di grandi horrea, magazzini per vettovaglie, granai ed altre strutture, fondate su più antichi edifici dell’età imperiale. Verso l’arco di Tito le sostruzioni scendono profonde, troncando le pareti d’opus reticulatum con legamenti angolari ed arcuazioni tufacee, d’una casa degli ultimi tempi della repubblica o dell’inizio dell’età augustea: notevoli al pianoterreno i mosaici e l’opus sectile marmoreo, ma più singolare il sottosuolo, diviso in corridoi cortiletti e camerelle, che serbano traccia di sporgenze a sostegno di letti o d’altro; una, oltre venti volte tinta di calce e crivellate da chiodi, conserva sulla prima imbiancatura qualche vestigio di una grande iscrizione paritaria a lettere rosse, e sull’intonaco originale nello sfondo ed ai lati della camerella sono orizzontalmente dipinti tre tirsi dionisiaci, a grosse ferule con pigna a nastro scarlatto. Un altro ambiente ha configurazione strana e molto complicata, con un labrum sostenuto da muratura cilindrica d’opus reticulatum ed una specie di alcova a bagno rettangolare. Al di sotto più antiche gallerie a diramazioni inclinate, con pozzetti verticali o sfiatatoi.
\r\nIn questa casa repubblicana, tronca dal fortilizio bizantino - ostrogoto, furono sin qui rinvenute circa duecento lucerne fittili, figurate molte o polilychni; vasi aretini dei migliori tipi, alcuni ricomponibili, in una serie comprendente più di trecento bolli e graffiti; sottilissime coppe, imitate dall’argento, a curiose protuberanze, e molti frammenti vitrei; nuovo contributo allo studio delle industrie e del commercio romano, nascente l’impero".
\r\nADA SSBAR, Documenti Boni, b. 20, cc.ss. 1-5.
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Collezione:
Documentazione scavi "G. Boni"