[1900 giugno 19 postea], [Roma]
Descrizione:
Testo manoscritto, privo di firma, con correzioni autografe di G. Boni; fornisce un elenco dei materiali recuperati nello svuotamento del Pozzo 4 (Pozzo I, già Pozzo C) situato sulla Via Sacra, a destra scendendo, all’altezza della Basilica di Massenzio (1° arcone) (vd. fig. 14 P4). Il materiale menzionato in base alla pedarola di riferimento corrisponde a quello descritto alla scheda doc. 25.
\r\nLe annotazioni segnate a matita, a margine, sono da riferire alla revisione dei materiali effettuata nel mese di ottobre del 1967.
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Trascrizione:
"Pozzo Repub.(blica)no I [già Pozzo C; Pozzo 4]
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\r\nPedarole 1-4.
\r\n1)119 Frammentino di vaso etrusco-campano, avanzi di stoviglia ordinaria, frammenti di mattoni, e di tegola gialla, orlo di grosso vaso, ossa animali e pezzetti di carbone.
\r\n2)120 Grosso frammento di basalto, appartenuto forse a un peso.
\r\nPed.(arola) 6.
\r\n3) Frammenti di stoviglie ordinarie. Uno di essi doveva servire a lasciar colare liquidi perché conserva tre fori. Pezzo di tegola d’argilla gialla, ricca di cristallini augitici.
\r\n4) Porzione della veste di una statuetta di terra cotta. La sua veste scendeva fino a terra, e qui ne abbiamo solo la parte posteriore, sicché non si vedono i piedi.
\r\nPed.(arola) 9-11.
\r\n5)121 Frammenti di terra cotta, molto grossi, appartenenti a grandi vasi, di tegole e canali da tetto (l’argilla è giallastra e molto ricca di cristallini d’augite). Frammenti dell’orlo di un grande vaso, decorato con un carbone che descrive una linea ondulata (sinusoide).
\r\n6) Terra cinerea coperta di residui carboniosa, forse è parte del battuto di un focolare.
\r\n7)122 Tufo impastato con malta (ruderatio).
\r\n8) Due (1) frammenti di vaso fino, a vernice nero lucida, decorato con fasce e volute bianche.
\r\n9) Frammento di grossa stoviglia, biancastra, con una fascia rossa.
\r\nPed.(arola) 15.
\r\n10) Becco di forma insolita, perpendicolare alla parete del vaso.
\r\n11) Frammentino di vaso fine, nero lucido, con fogliami dipinti in bianco.
\r\nPed.(arola) 15-16.
\r\n12)123 Frammenti di terracotta rozza, appartenenti per lo più a grossi vasi anneriti, spesso dal fuoco. Tra questi, parte di un’ansa di un vasetto etrusco-campano.
\r\n13) Due frammenti di terra cotta ordinaria, in uno dei quali sono graffite parecchie linee che si intersecano in varie direzioni. Dalla piccola parte conservata risulta alcun disegno geometrico. L’altro frammento sembra portare lettere:124
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14)125 Frammento di ferro, ossidato.
\r\n15)126 Osso di animali, uno dei quali calcinato. Un guscio di conchiglia.
\r\nPed.(arola) 17.
\r\n16)127 Legno carbonizzato.
\r\nPed.(arole) 17-18.
\r\n17)128 Avanzi di terra cotta ordinaria, molti frammenti di una pentola, di un grande dolio, di canali da tetto, spesso anneriti dal fuoco.
\r\n18) Peso da telaio in terra cotta.
\r\n19) Frammento di un vaso etrusco-campano, con tracce di disegno in bianco.
\r\n20)129 Avanzi di ferro ossidato.
\r\n21)130 Frammento di una lastra di marmo giallo antico (marmor numidicum).
\r\n22)131 Grande skyphos, con due grosse e tozze anse orizzontali, impiantate poco sotto l’orlo del vaso (forma ordinaria dell’italia meridionale). Altez.(za) m. 0.22; diametro m. 0.25. Interamente verniciato, eccetto sotto il piede, decorato di cerchielli concentrici a vernice nera. La decorazione delle facce anteriori è dipinta a color rosso-opaco, sopra la vernice del fondo; i muscoli e i dettagli interni delle figure sono ripresi a graffito. La decorazione consiste, sotto l’orlo del vaso, di una specie di sottile baccellatura; sotto le anse, di una grande palmetta aperta, fiancheggiata da [testo non riportato]; sotto le figure di una lunetta composta di due linee rinchiudenti il cosiddetto [testo non riportato] a 5 correnti. Quindi:
\r\nA. Due efebi palestratici, affrontati, interamente nudi. Quello di sinistra tiene nella destra alzata una corona e nella sinistra un bastone, quello di destra uno strigile nella destra, un bastone nella sinistra. I due efebi sono infibulati.
\r\nB. Due efebi ammantati, di fronte, ciascuno con uno strigile in mano.
\r\nManiera di pittura comune, per quanto pare, a più fabbriche dell’Italia Meridionale, nel periodo della decadenza. Qui i corpi brevi e tozzi delle figure, le teste piuttosto grandi, gli [testo non riportato] sotto le anse accennano indubbiamente alla Lucania. ½ IV - ½ III sec a.C.
\r\n23)132 Saggio di argilla del fondo del pozzo".
\r\nBF SSBAR, Scavi Boni, b. 6, fasc. 5, cc.ss. 5-7.
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Collezione:
Documentazione scavi "G. Boni"