[1904 giugno 29 postea], [Roma]
Descrizione:
Testo manoscritto di anonimo sul rinvenimento dei resti di un verricello (sucula) nell’area della piazza del Foro, tra la terza e la quarta Colonna Onoraria, illustrato da tre immagini fotografiche (vd. supra) (vd. figg. 139-140.
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Trascrizione:
"Nella costruzione della gallerie cesaree chiaro apparisce in chi le ideò, il concetto di voler rispettare l’area occupata dal monumento edificato in onore di Curtius, ed infatti questo trovasi inscritto e quasi tangente tra il primo ed il secondo dei bracci trasversali delle gallerie, partendo dai rostri cesarei, ed il braccio longitudinale di esse. Il lato a Sud del lacus è limitato dalla linea dei basamenti delle colonne onorarie, ed anche qui le fondazioni di esse hanno rispettato il monumento, non così per le gallerie, che nella fondazione della terza colonna (partendo sempre dai rostri) fu distrutta l’ultima cameretta e parte dell’altra attigua del primo braccio. Nell’esplorazione stratigrafica al lato sud del lacus fu messa in luce parte delle fondazioni della terza e quarta colonna onoraria, e cioè le due fronti interne e quella della quarta colonna che guarda il lacus.
\r\nI cavi di fondazione delle colonne, riempiti con terre di scarico, conservano in parte ancora a posto, i diritti, le tavole e traverse di sbadacchiatura [sic].
\r\nIl cavo tra la parete della fondazione della quarta colonna e il lacus (limitato da questo) è largo a sinistra guardando le colonne m. 1,27 a destra m. 1,35 per una lunghezza di met. 5,40 e cioè la fondazione non è parallela al lato sud del lacus curtius.
\r\nA met. 3,76 di profondità dal piano in mattoni quadrati del basamento della colonna, fu rinvenuta a posto parte della sbadacchiatura [sic] del cavo consistente in tre dritti di legno abete a sezione semicircolare di diametro da met. 0,16 a met. 0,19, e cioè tronchi di albero segati a metà: il dritto di mezzo dista altri due met., 2,08 a sinistra (guardando la colonna e met. 1,81 a destra: essi si arrestano a met. 0,45 a destra e met. 0,79 a sinistra dal piano del basamento come si osserva dalle incassature lasciate da essi sulla parete della fondazione.
\r\nTra il dritto di destra ed il centrale, ve n’è uno più piccolo di sezione semicircolare, di diametro 0,13 ma che si arresta a met. 1,86 dal piano del basamento.
\r\nSulla parete della fondazione sono anche rimaste le traccie [sic] delle tavole orizzontali la cui larghezza varia da met. 0,35 a 0,20.
\r\nCome abbiamo detto alla profondità di met. 3,76 è stata trovata oltre i dritti una prima tavola orizzontale di legno abete addossata alla parete di fondazione larga met. 0,35 e grossa 0,07 sorretta da sei traverse orizzontali anch’esse di abete di sezione dai 12 ai 15 cent. di lato lunghe da met. 1,22 a met. 1,30, secondo la larghezza del cavo e distanti l’uno dall’altra da met. 0,70 a met. 0,57 lavorate con l’ascia.
\r\nIl cavo prosegue a destra allargandosi a met. 1,55 parallelamente al lato sud del Lacus per una lunghezza di metr. 4,55. Anche qui sono stati rinvenuti avanzi di sbadacchiature [sic] consistenti in tre traverse di abete di sezione uguali alle altre lunghe da met. 1,37 a met. 1,45 a distanze molto varie perché spostati dalla loro posizione primitiva.
\r\nIl primo cavo descritto gira poi sulla parete est della fondazione nel primo tratto per una lunghezza di met. 1,60 e per una larghezza di m. 1,10 per poi allargarsi prendendo in pianta una forma trapezia la cui superficie misura met. 5,50.
\r\nIl lato maggiore obliquo alla fondazione è lungo met. 2,90; gli altri, normali ad essa sono lunghi met. 2,10 e met. 1,70 (questo verso il Lacus).
\r\nAnche questo tratto era sbadacchiato [sic], poiché si rinvennero sparsi in esso avanzi di sbadacchi [sic], alcuni dei quali ancora a posto e cioè:
\r\nTavola di abete addossata alla parete del cavo di fronte alla fondazione, lunga met. 2,60 larga met. 0,29 grossa met. 0,03, sostenuta normalmente verso le estremità da:
\r\nDue travicelli di abete lunghi met. 1,90 e met. 1,70 di sezione met. 0,12 x 0,10 lavorati con l’ascia, tagliati anch’essi ad una estremità dalla fondazione suaccennata.
\r\nAltri due travicelli nel mezzo e normali alla tavola, di legno abete, lunghi met. 1,40 e met. 1,60 di sezione 0,12 x 0,10 l’uno e met. 0,16 x 0,14 l’altro ed anch’essi spianati con l’ascia.
\r\nSparsi poi nel cavo:
\r\nPezzo di tavolone di licino, grosso met. 0,04, largo met. 0,28, lungo met. 0,40 squadrato ad un’estremità con taglio di sega e dall’altra leggermente smussato con l’ascia.
\r\nAltro pezzo di licino lungo met. 0,60 largo met. 0,10 grosso met. 0,03.
\r\nAltri due pezzi ugualmente di licino lunghi met. 0,47 e met. 0,36 di sezione 0,12 x 0,10 con una faccia smussata nel senso della lunghezza in modo da ridursi di spessore alla testata di met. 0,06, lavoro ottenuto con l’ascia.
\r\nFrammento di tavola di licino tagliata dalla fondazione, lungo met. 0,70 grosso met. 0,03 con colpi di ascia alla superficie. Non si può precisare la larghezza perché ha i bordi distrutti.
\r\nAltri due pezzi di licino distrutti in parte dalla fondazione lunghi met. 0,50 e met. 0,30, di sezione met. 0,12 x 0,10.
\r\nN.° 10 zeppe di licino grosse da met. 0,05 a met. 0,02 lunghe da met. 0,25 a met. 0,12 smussate ad un’estremità con l’ascia.
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\r\nCirca nel mezzo del descritto cavo addossata alla fondazione e tagliata da questa per circa 1/3, fu rinvenuta alla profondità di met. 3,29 dal piano in mattoni quadri del 3° basamento onorario, (quota di livello 9,82) un’interessantissima macchina in legno (SVCVLA) corrispondente al nostro verricello.
\r\nEssa probabilmente servì prima per estrarre le terre provenienti dal cavo e poi ivi gettata ed abbandonata forse perché resa inservibile.
\r\nSi compone di un disco o piatto circolare, formato da tre pezzi di licino disposti simmetricamente e cioè un pezzo centrale, traversa, ricavata dal fusto di una albero e due tavoloni ai lati, uguali tra loro.
\r\nFormano tutt’insieme una superficie piana ottenuta con l’ascia, mentre dall’altro lato la superficie dei tavoloni è meno regolare ed il pezzo centrale conserva la superficie centinata del fusto dell’albero. I tre pezzi hanno uguale larghezza e cioè m. 0,41: i tavoloni sono grossi dai 3 ai 4 centimetri e tagliati a segmento di circonferenza per formare, col pezzo centrale che ha le testate tagliate ad arco di cerchio,, il disco suddetto, ottenuto con l’ascia. Il pezzo centrale che ha i lati maggiori retti e paralleli secondo la fibra del legno raggiunge nel mezzo uno spessore di met. 0,14, che va gradatamente diminuendo fino ad uguagliare alla periferia lo spessore dei tavoloni. Nel mezzo di esso, e cioè nel centro del piatto, è praticato un foro passante a sezione quadrata di lato m. 0,14 a spigoli verticali, ottenuto a scalpello. I lati sono due a due normali e paralleli alla fibra del legno e quindi alle commissure [sic] dei legni. Dagli angoli e dal mezzo dei lati del foro descritto, che formava la femmina dell’asse della sucula, adagiati e fissati sopra la superficie piana del disco, partivano 8 tronchi di quercia, uguagliati e raddrizzati con l’ascia, formando una raggiera regolare e cioè i bracci di leva per far girare la macchina. Di essi ne rimangono soltanto cinque, gli altri essendo andati distrutti con la fondazione della colonna onoraria. Due sono intatti, lunghi met. 1,05 e met. 1,03 uscendo dal disco per met. 0,50 mentre la distanza di due bracci alle testate da asse ad asse è di met. 0,75 mentre le testate al centro sono a contatto. Gli altri tre, frammentati, misurano m. 0,95, m. 0,72 e m. 0,70 di lunghezza, tutti hanno sezione tondeggiante che varia da m. 0,06 a m. 0,09 di diametro. Quà [sic] e la [sic] conservano avanzi di corteccia e cioè dove l’ascia non è arrivata.
\r\nI tronchi spianati inferiormente sono fissati sul piatto ciascuno con due chiodi di ferro forgiati a testa tonda, di diametro m. 0,12 lunghi m. 0,10 con l’anima a cuneo di sezione quadrata- Essi sono applicati sull’asse dei bracci in senso normale al disco e sul legno si osservano le incamerazioni [sic] ottenute a scalpello, per le capocchie dei chiodi che distano uno dall’altro m. 0,38 e cioè m. 0,10 dalla periferia del disco e met. 0,06 dalle testate che convergono al centro.
\r\nIn corrispondenza poi dei detti chiodi tra un braccio e l’altro sono applicati trasversalmente altri tronchi dello stesso legno, ma più irregolari spaccati a metà, e fissati con la faccia piana anch’essi sul disco con chiodi simili ai precedenti ma più piccoli di circa 1/3, formando così una doppia intelaiatura ottagonale che serve a connettere i pezzi del piatto ed a fissare meglio i bracci di leva, ciascuno imprigionato tra due testate delle traverse. I tronchi della intelaiatura verso al periferia sono lunghi da 32 a 39 centimetri ed hanno un diametro che varia dai 3 ai 5 centimetri Sono fissati ciascuno con due chiodi distanti dai 16 ai 22 centimetri e dalle testate m. 0,06.
\r\nI tronchi dell’intelaiatura verso il centro del disco sono lunghi dai 5 ai 9 centimetri grossi come gli altri e fissati con un sol chiodo nel mezzo.
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\r\nSubito sotto alla descritta parte della macchina si è rinvenuto un grosso fusto d’albero di olmo, spaccato a metà con l’ascia e spianato poi in superficie, come da piccoli colpi di ascia che ancora si osservano. Le testate poi sono state segate, normalmente alla fibra del legno, mentre il resto della superficie fu lasciata grezza con tutta la corteccia. Esso misura dai 20 ai 23 centimetri di grossezza nel mezzo; è lungo met. 0,96, e largo met. 0,46.
\r\nNel mezzo della superficie piana è praticato in foro cilindrico normalmente ad essa, ottenuto a scalpello, di diametro met. 0,14 profondo met. 0,11".
\r\nADA SSBAR, Documenti Boni, b. 23, cc.ss. 154-160.
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Collezione:
Documentazione scavi "G. Boni"