[1900 maggio 16 postea], [Roma]
Descrizione:
Testo manoscritto, privo di firma, con descrizione in brevi schede dei materiali recuperati nel Pozzo 5 (Pozzo C, già Pozzo D), suddivisi in base alle pedarole di pertinenza (vd. scheda doc. 7).
\r\nAnnotazioni sono state aggiunte a seguito varie delle revisioni del materiale. L’elenco originario è stato modificato, in occasione del riscontro inventariale del 1967, aggiungendo alla numerazione: "82 bis = Bronzo (aes grave) della serie italica. Al D/ e al R/ astragalo e clava".
\r\n
Trascrizione:
Pozzo repubblicano (C) [già Pozzo D; Pozzo 5]4
\r\n\r\n_____________
\r\n\r\n1. Ammasso considerevole di cocci; sono per lo più avanzi di anfore e di simili grossi vasi. Uno porta incrostato del ferro5.
\r\n2. Otto frammenti di ferro, molto ossidati; alcuni sono probabilmente chiavi; uno è avanzo del piede trilobo [sic] di un candelabro, al quale può appartenere anche un altro frammento, costituito da una verga cilindrica nella quale è inserita una piastrina rettangolare6.
\r\n3. Altro ammasso di cocci, di uso domestico. Vi si trovano unite alcune ossa, zanne di cinghiale, denti di altri animali, ecc.
\r\n4. Tre briciole di bronzo. Un frammento di vaso vitreo, colorito in azzurro; sotto l’orlo è una striscia rilevata7.
\r\n58. Avanzi di pavimento e d’intonaco di parete. Il pavimento è costituito da un conglomerato di pietrame e anche di frammenti fittili impastati con cemento (opus signinum). Le pietruzze sono di forme e dimensioni disuguali.
\r\nL’intonaco della parete presenta colorimenti diversi: ve ne sono pezzi coloriti interamente in nero, altri interamente in rosso; alcuni hanno fascie [sic] incavate e colorite in rosso, oppure in verde; in uno si hanno due linee rosse che si incontrano ad angolo retto. In qualcuno sembra che appaiano traccie [sic] di giallo.
\r\nSi hanno dei frammenti di uno spessore maggiore, che non sono pavimenti perché la superficie superiore è di calcina, ma che presentano la stessa struttura di un impasto di pezzi di tufo, di pietra e di ceramica.
\r\n69. Parallelepipedo, di terra cotta, con un foro trasversale in alto, e due piccole cavità nella superficie superiore.
\r\nÈ di quei che si dicono pesi da telaio verticale. È vero, però, che se l’oggetto fosse stato sospeso per una corda passata attraverso il foro, dovrebbero apparire le traccie [sic] prodotte dal logoramento di questa corda, che invece non si vedono.
\r\n710. Un chiodo di ferro, e un altro pezzo di ferro anch’esso forse appartenente ad un arnese di simil genere.
\r\n811. Due frammenti di bucchero, uno de’ quali costituisce parte di un fondo di vaso.
\r\n912. Residuo di uno stilo d’osso.
\r\n1013. Fondo di un vasetto d’alabastro, probabilmente di quella forma che ebbe appunto il nome di alabastron. Il fondo internamente è rilevato come quello delle nostre bottiglie nere da vino.
\r\n1114. Pastina di vetro, incolora [sic] di forme piuttosto irregolari, uguale per dimensioni alle molte descritte al n. 46.
\r\n1215. Due segmenti di sfera, l’uno uguale, l’altro maggiore di un emisfero; tagliati in pietra nera.
\r\nLa circonferenza del cerchio massimo misura, a un dipresso, m. 0,075, in ambedue.
\r\nProbabilmente potevano servire come pesi. Pesano ambedue gr. 10.
\r\n1316. Frammenti di vasi, ai quali è stato lasciato il colorito naturale; di pasta e di lavorazione piuttosto fina. Alcuni frammenti sono di uno spessore straordinariamente sottile. Due fondi di coppa presentano quei grandi profili di donna, di un disegno piuttosto alla buona e di debole colorito, che sono proprî della ceramica dell’Italia meridionale17.
\r\nAltri frammenti hanno delle linee brune. Due frammenti presentano un bel colorito rosso, che ricorda i vasi Aretini, ma senza alcuna decorazione. Forse è una imitazione o un primo tentativo di ceramica Aretina.
\r\nSi hanno anche due18 piccolissimi frammenti di lucerna.
\r\n14. Avanzi di fittili rozzi, d’uso domestico; al solito la mancanza quasi completa di combinazioni tra i frammenti fa pensare che non si tratta di vasi caduti per intero, ma di frammenti gettati da fannulloni, per gusto19.
\r\n1520. Patera, con piede mancante di buona parte dell’orlo. È in terra gialla, ornata sull’orlo col cane corrente, nel fondo con segni geometrici.
\r\n15bis 21. Talus da giuoco, d’osso. È un parallelepipedo rettangolare, che misura m. 0,03 x m. 0,02 x m. 0,01.
\r\n\r\n
\r\n
Sono numerate le due faccie [sic] più grandi, l’una con , l’altra con , e una delle faccie [sic] strette e lunghe con .
\r\n16. Numerosi frammenti di vasellame campano; tra i quali parecchi fondi, orli e manichi di vasi, di diverse forme e grandezze. I fondi portano la marca di fabbrica, consistente per lo più in quattro bolli uguali (palmette, fiori, ecc.), talora in un solo bollo grande. Uno di questi fondi è di un bel rosso, mentre il resto del vaso è nero.
\r\nAlcuni frammenti conservano traccie [sic] di decorazione (linee e fascie [sic], bianche o del colorito naturale della terracotta), su uno restano traccie [sic] di un fogliame; sembra si sia voluto imitare una foglia composta (della robinia pseudo-acacia, ad esempio)22.
\r\nSu di un altro, oltre due striscie [sic], si ha un oggetto che, data la esiguità del frammento, non si può determinare
\r\n17. Vasetto, di terra rossa, in forma conica, quasi di piccolo dolio, senza maniche [sic]. altez. m. 0,08; diam. della bocca m. 0,085; del piede m. 0,04.
\r\n18. Cinque frammenti di bronzo. Uno potrebbe essere un grande uncino, da un’estremità è tagliato netto, dall’altra termina in punta piuttosto ottusa.
\r\nAltri due hanno quella forma di rigonfiamento conico, terminante in un bottone, che osservasi nell’altro simile, descritto al n. 58. Anche questi due sono alquanto ripiegati, forse potevano far parte di manichi di secchie.
\r\n19. Mattoncino, da pavimento, ad opus spicatum. Misura m. 0,09 x m. 0,05 x m. 0,02.
\r\n20. Numerosissime tesselle di marmo bianco, facenti parte di un mosaico di pavimento; si è trovata pure qualche tessella nera, ma rarissima, tanto che si può credere vi si trovino mescolate per caso. Sono tagliate piuttosto irregolarmente; le dimensioni, sebbene variabili, si può dire a dipresso che siano m. 0,015 x m. 0,015 x m. 0,01.
\r\n21. Pezzi d’intonaco, due dei quali colorati, uno di rosso, l’altro di nero.
\r\n22. Parecchi avanzi di ferro, molto ossidato; undici sembrano resti di chiodi o di uncini; gli altri cinque frammenti, due dei quali molto grossi, non saprei a che cosa possano aver appartenuto. Ai grossi pezzi di ferro è restata attaccata molta terra, cocci e avanzi di un bastone di legno.
\r\nUn pezzo informe di piombo.
\r\n23. Buona quantità di frammenti fittili di vasi grossolani, e di vasellame più fino colorito in nero lucido. Tra i frammenti più grossi quattro estremità inferiori di anfore. Tra i più fini la bocca di un lekythos, un beccuccio di vaso di forma molto singolare, e che doveva essere staccato dal resto del vaso, e il fondo di una coppa con la
\r\n\r\n
marca di fabbrica simile ad una palmetta
\r\n24. Frammenti di bronzo, informi.
\r\nPorzione dell’orlo di una coppa, di terra gialla, con la decorazione solita del cane corrente.
\r\nFrammento di ocra gialla.
\r\n25. Quattro assi e una monetina di bronzo, tutti irriconoscibili.
\r\n2623. Cofanetto di bronzo, di fattura elegante. È sorretto da quattro piedini di leone, di bronzo, i quali là dove sono attaccati all’oggetto, si allargano in forma di palmetta. Il cofanetto sembra poi formato di due parti saldate insieme; la parte inferiore non ha fondo, ed è costituito unicamente dalle quattro lamine che formano le pareti. La parte superiore ha il fondo; la saldatura tra le due parti è nascosta esternamente mediante una specie di cornicione sporgente. Sui due lati brevi della parte superiore, si elevano due lamine triangolari di bronzo, in forma di timpani, e ai quattro angoli quattro acroterii a forma di foglia. Nella parte anteriore era una iscrizione, che mi sembra doversi leggere così:
\r\n\r\n
THEVDA
\r\n\r\nL . F . D . L . M
\r\nSACRVM
\r\ncioè
\r\nTheuda
\r\nL (uci) f(ilia) d(omo) d(at) l(ibens) m(erito)
\r\nSacrum ?
\r\n\r\nLe lettere a me fanno l’impressione di essere piuttosto imperiali che repubblicane. Il nome Theuda riscontra con altri simili nella onomastica Illiro-Veneta (Cfr. Teuta regina degli Illiri) e in quella Germanica (Theudahat, Theodericus, Theodulfus).
\r\nÈ notevole che manchi il nome della divinità; forse il luogo sacro dove l’oggetto era posto, dispensava da questa designazione.
\r\nSono staccati due piedi e tre frammenti di lamina uno dei quali iscritto.
\r\n2724. Vasetto, di terracotta, non colorito, a un solo manico. Sul ventre girano dei solchi, non regolari, uno dei quali si arresta senza compire il cerchio.
\r\nAlt. m. 0,095. La forma è quella di un boccale.
\r\n2825.Vasetto, verniciato in nero, quasi intero, simile a quello descritto al N. 44, con la stessa decorazione, poco più
\r\n\r\n
regolare, e lo stesso sotto l’attaccatura del manico. Il manico non è conservato intero, ma si vede bene che da unico in basso si biforcano in due all’estremità più alta. Alt. m. 0,095.
\r\n2926. Altro ammasso di cocci, molto anneriti, come se fossero carbonizzati. Ad alcuni di essi è rimasta attaccata un’incrostazione di ferro.
\r\nÈ notevole la porzione superiore di un vaso con due anse, il quale, sotto la strozzatura con cui il vaso finisce, presenta, come decorazione, una specie di bugne, che ricordano quelle tanto frequenti nelle ceramiche delle terremare.
\r\n30. Altri frammenti di vasi terracotta ordinaria e di vasi fini; alcuni frammenti etrusco-campani, uno conserva una punta di colorito rosso su fondo nero27.
\r\n31. Altro lotto di frammenti fittili. Notevoli due coperchi, interi, di piccoli recipienti rotondi, molto rozzi.
\r\nL’uno è concavo nella parte interna, come i coperchi moderni, l’altro è piatto e molto più grossolano. Vi sono poi alcuni frammenti più fini di vasi coloriti in nero, o lasciati del colore naturale. Uno di questi presenta le decorazioni del cane corrente, in rosso, l’altro, colorito in nero, ha qualche avanzo di fasce gialle28.
\r\n31bis. Boccale, in terra gialla, mancante della parte superiore; simile ai due decritti ai N. 40 e 41. Conserva il manico per intero. L’altezza totale poteva essere a un dipresso di m. 0,215.
\r\n32. Frammenti di due vasetti fittili; uno colorito esternamente di nero, internamente di rosso; l’altro senza dipintura, in forma di un alabastron.
\r\n3329. Due coperchi rotondi, concavi ambedue nella parte interna; uno intero; simili a quelli descritti al N. 31. Altri cocci, uno dei quali parte forse di un piatto (patina).
\r\n34. Calice o culullus; della forma consueta ma privo del piede. Nella parte inferiore traccie di ossido di ferro. Diam. m. 0,142.
\r\n3530. Piccolo parallelepipedo di calcare, non sembra che possa aver fatto parte di un altro oggetto. Probabilmente è un peso. Dimensioni m. 0,034 x m. 0,030 x m. 0,022. Peso gr. 60. Un angolo è un po’ scheggiato.
\r\n36. Due31 pezzi di intonaco sottile, dipinti con una tinta cinerognola, sulla quale si osservano avanzi di striscie bianche e di colorito rosso.
\r\n3732. Sette vasetti fittili, di uguale forma, e di dimensioni quasi uguali. Sono molto allungati e poco larghi, in forma quasi di fusi. non sono coloriti, e l’esecuzione è molto trascurata, tanto che in alcuni Non si sono neppure raggiunte le condizioni d’equilibrio necessari a farli reggere diritti; la base presenta sempre un forellino, che però non giunge fino alla cavità interna del vaso, il quale perciò poteva contenere liquidi. Uno di essi è impastato nell’ossido di ferro e nella terra che circonda i candelabri del N. 38.
\r\n\r\nL’altezza dei quattro che sono interi varia da m. 0,12 a m. 0,125. (Vasi lacrimali? balsamarii? Giocattoli [sic]? oggetti di rito?)
\r\n\r\n3833. Parecchi frammenti di ferro, molto guasti dall’ossido. Vi si possono ciò non di meno riconoscere avanzi di due o tre candelabri; cioè tre dischi, che formano la parte superiore del candelabro. Al disotto di due di essi si può vedere l’attaccatura della colonnina cilindrica che costituiva il fusto dell’oggetto. Si ha poi una parte della base a tre piedi. Le lamine che circondavano i dischi, hanno l’estremità superiore dentata, a denti larghi e rettangolari come i merli di una torre.
\r\nImpastata con l’ossido di ferro e con la terra è una quantità di oggetti; assi di bronzo, carboni, elitre di insetti (molto numerose), impronte di foglie, fibre lignee, una nocciuola che conserva ancora la mandorla, un vasetto fittile34.
\r\n3935. Calice, di impasto grossolano, poco regolare, anche nella forma, essendo il piede non perfettamente verticale, e posando su di una base non perfettamente circolare, e fuori di centro.
\r\n40-41. Due boccali, di terra giallastra, non colorita; non interi. Manca la parte superiore. Sono piuttosto alti, restringentisi al basso e in alto, o gonfi nel mezzo.
\r\nIl più grande, meglio conservato, presenta una parte del manico, unico, che doveva essere a forma di contorno d’orecchia. L’interno del vaso offre quella sorta di gradinata che si ritrova nel tholos del Palatino, vicino al tugurium Romuli e in altre costruzioni antichissime; quando si faceva la volta, accostando sempre più i massi man mano che si saliva.
\r\nIl vaso più grande presenta molte irregolarità nel giro dato al ventre, che risulta tutt’altro che circolare; nel più piccolo questo non si cede, mancandone più della metà. L’altez.(za) totale sarà stata ad un dipresso di m. 0,23 per l’uno e m. 0,35 per l’altro.
\r\n42. Frammenti di un piccolo recipiente, di rame, di forma tondeggiante, le cui pareti erano costituite da una lamina molto sottile e all’esterno ben levigata.
\r\nInsieme erano altri frammenti di ferro rivestito, a quanto pare, della stessa lamina; alcuni dei quali sembra, avessero potuto costituire i piedi del recipiente, un altro una verghetta cilindrica ricurva, poteva essere parte del manico.
\r\n4336. Vasetto, di forme assai slanciate, ed eleganti , con piccolo piede e lungo collo stretto, senza manichi. Probabilmente un unguentario. Ha il colore naturale della terra cotta, decorato solo da qualche fascia più bruna. (Cfr. Robinson. Museo di Boston. pag. 190, n. 524-52537).
\r\n4438. Porzione inferiore di un vasetto, di impasto fine, verniciato di nero, con piede, ventre piuttosto grande, che si restringe poi molto al collo. Nel catalogo del Museo di Boston non ho trovato nulla che riscontri perfettamente (vedi qualche forma simile a pag. 167, n. 456-458).
\r\nIl ventre è decorato con linee simili ai meridiani del globo terrestre; le linee sono tirate con una punta a mano libera e con una certa scorrettezza, tanto che alle volte si incontrano o son molto vicine, altre volte sono ben distinte e lontane. Sotto all’attaccatura del manico è uno spazio rettangolare dove mancano queste linee ed è invece tracciata questa figura
\r\n\r\n
\r\n
\r\n
4539. Frammento di un anellino di terracotta (?) decorato con solchi spirali in modo da rassomigliare ad un tortiglione. Forse è l’imitazione, in terracotta, di un oggetto in metallo.
\r\n46-4840. Due lucerne fittili, di terra gialla, all’interno.
\r\nverniciata di nero (ceramica campana). Hanno un solo becco, e la più grande conserva le attaccature dell’ansa; l’altra, invece, sembra non abbia avuto manichi, e porta invece, da un lato, un piccolo rigonfiamento, che non saprei a che cosa fosse destinato. Il fondo è un pochino uncinato verso il basso, perché l’olio potesse scorrere meglio ad alimentare il lucignolo.
\r\nSono tanto piccole, che non saprei se potessero servire ad a un uso pratico.
\r\nUna terza lucernina, simile alle due già descritte, ma più grande può dare forse spiegazione dell’uso a cui era destinato quel piccolo rigonfiamento laterale, che qui essendo più grosso si vede meglio. Esso serviva forse ad appoggiarvi il dito per sostenere meglio la lucernina, ed è difatti incavato in modo da prestarsi a quest’uso.
\r\n4941. Coppa di impasto grossolano, colorito rossastro, alta m. 0,125; diam. esterno m. 0,13, piuttosto profonda; priva di decorazioni.
\r\nSul labbro interiore ha fatto concrezione una certa quantità di ferro ossidato.
\r\n5042. Una borchia in bronzo, applicato forse a un scatola in materia diversa (legno?); nel foro superiore passava forse un anello, in ferro, che terminava il manico.
\r\n51. Altra buona quantità di cocci. Sono stoviglie di impasto grossolano, evidentemente destinate ai bassi servigi della cucina. I frammenti che non combinano con nessun altro, sono troppo numerosi perché si possa ammettere che appartenessero a vasi interi caduti; per lo più deve, invece, trattarsi di cocci rotti, gettati dentro il pozzo per giuoco o per sentire il tonfo43.
\r\nAlcuni frammenti appartengono ad una grande coppa che avrebbe il diametro di circa m. 0.020.
\r\n5244. Ciotola intera di ceramica nera esternamente, gialla alla frattura e nella parte inferiore del fondo. La marca di fabbrica sembra un fiore a sei petali separati da punti, contenuto entro un cerchio.
\r\n5345. Anellino d’argento, dalla circonferenza piuttosto stretta, adatto al mignolo di uomo di un uomo [sic] di media statura, o forse anche ad altre dita di una mano di donna o di fanciulla. Il castone porta un’onice che sembra essere saldato sul giro dell’anello.
\r\n5446. Residui d’osso lavorato. Due stili molto brevi, forse per lungo uso.
\r\nUn altro stilo, ma molto più sottile, e un quarto, dal lungo uso e dalla parsimonia del possessore ridotto a piccolissime dimensioni.
\r\nUn dischetto rotondo e poco spesso, sulle due facce del quale sono stati graffiti due triangoli uno per faccia con la base rivolta dove l’altro ha il vertice.
\r\n55-5647. Due piccoli vasetti, di pasta piuttosto fina, della solita colorazione nera, nelle parti visibili, mentre le invisibili sono rimaste gialle. Troppo piccoli per essere destinati a conservare unguento o altre cose preziose, perché non avevano coperchio; sono perciò o giocattoli od oggetti votivi, del genere di quelli molto più antichi e più rozzi di S. M. della Vittoria, e del tempio della Mater Matuta a Satricum.
\r\n5748. Tre frammenti di bronzo. Uno è il manico intero di una piccola situla; è formato di due pezzi: una verga di bronzo piegato [sic] ad arco e ripiegata per poi formare i due uncini; sembra che a questi due uncini abbiano voluto dare la forma di teste di cigno. La parte mediana della verga porta un’altra verga, saldata, che serve come decorazione. è notevole che gli anelli nei quali questo manico andava introdotto, erano di ferro.
\r\nIl secondo frammento presenta l’estremità di una verga, ornata di un rigonfiamento conico e terminante in un bottone; sembra piegata a forza per spezzarla. Non saprei qual uso potesse avere.
\r\nIl terzo è un piccolissimo frustolo che presenta due masse sferoidali, separati fra loro da una strozzatura.
\r\n5849. Fallo, in osso, da tenersi come talismano contro il fascinus. Il logoramento dei buchi attraverso i quali passava il filo di sostegno dell’amuleto, mostra che l’oggetto fu lungamente usato, e portato, forse per più d’una generazione. La rappresentazione è più realistica e meno stilizzata che in altri casi.
\r\n59. Settantadue pastine vitree, di colore, di dimensioni e di forme differenti. Per lo più sono di forma tondeggiante, piatte da una parte, rigonfie dall’altra, ma ve ne sono anche di forma allungata, come le così dette gocce dei moderni orecchini.
\r\nInsieme con queste pastine, quattro altri frammenti di vetro.
\r\n6050. Patera (?) intatta, rotonda, nero lucida nella parte superiore, giallo-rossastra nella inferiore, decorata con linee più scure. Dovevano servire prob.(abilmente) a libazioni [sic].
\r\nAlt. m. 0,06; diam. m. 0,145. (Robinson. Museo di Boston, pag. [sic] 139 n. 380).
\r\n6151. Piccolo bronzo, non ben conservato.
\r\nApollo con lunga chioma e corona d’alloro.
\r\nR) Toro con faccia umana, incedente verso destra, coronato da una Vittoria che vola sopra di esso. L’iscrizione dell’esergo è illegibile [sic].
\r\nTipo di moneta, che potrebbe appartenere a Cales (Carelli LXVIII, n. 34-3652 Br. Mus. Cat. Greek Coins Italy pag. 79 n. 2553) a Suessa (Carelli LXV n. 13-16 Br. Mus. pag. 124 n. 9), a Culutteria (Carelli LXI - 10-12 . Br. Mus. pag. 84 n. 1), Larinum (Br. Mus. 70 n. 1).
\r\n62. Monetina, di bronzo, che conserva traccie [sic] di doratura.
\r\nTesta laureata di Apollo, a destra.
\r\nR) Cavallo galoppante a sinistra; tra le sue gambe ROMA.
\r\nBabelon, T. I, pag. 28 n. 30 [sic, ma 38] 54 (Tra il 317 e il 211 a.C.)
\r\n63. Tre piccoli bronzi. Testa di Minerva galeata, alzando una gamba. Babelon I p. 29, n. 42.
\r\n(Tra il 317 e il 211 a.C.).
\r\n64. Piccola moneta di bronzo: nel recto la testa galeata della Dea Roma; sul verso, si vede la prua della nave e un punto.
\r\nForse è l’oncia posteriore alla riduzione Flaminia, descritta in Babelon I. 64, n. 54.
\r\n65. Denaro argenteo? Sul recto testa di Minerva galeata (?). Il verso è irriconoscibile.
\r\nForse Babelon I pag. 31-46.
\r\n66. Otto monete di bronzo, irriconoscibili e di valore non facilmente determinabile. Tra esse mescolata, non saprei come, una moneta di Giustiniano.
\r\n67. Sextans. Testa di Mercurio col petaso alato.
\r\nR) Prua di nave. ROMA al disotto; sopra probabilmente MVRC.
\r\n(M. Vargunteius, monetario circa il 129 a.C. Babelon, II, pag. 526 n. 5)
\r\n68. Quadrantes?
\r\nTesta d’Ercole con la pelle di leone sul capo.
\r\nR) Si intravede la prua di una nave.
\r\n(Babelon I, pag. 52 n. 29).
\r\n69. Sei quadrantes, molto logorati, soltanto in uno si ritrovano le traccie [sic], nel verso,
\r\ndella consueta prua di nave.
\r\n70. Piccolo argenteo irriconoscibile.
\r\n71. Denaro argenteo.
\r\nTesta della dea Roma, galeata, con l’elmo alato.
\r\nR) La Vittoria, in una biga, galoppa verso destra.
\r\n(Babelon descrive così il denaro I, pag. 40. n. 6).
\r\n72. Sestante (?) di bronzo.
\r\nTesta di Mercurio col petaso alato.
\r\n\r\n
R) Prua di nave, in alto la leggenda (Roma)? e forse sul ponte della nave un vitello.
\r\n(Babelon I, pag. 52, n. 30 [sic] ).
\r\n73. Ventuno assi di bronzo, nei quali o su una faccia o sull’altra, si individua il tipo comune dell’asse, col Giano laureato e la prua della nave, ma non è possibile riconoscere né simboli, né sigle.
\r\n74. Asse col Giano laureato, sul recto, e sul verso la prua della nave, in alto una Vittoria volante e l’iscrizione:
\r\n\r\n
(C. Terentius Lucanus, monetario nel 217 a.C.) Cfr. Babelon II, pag. 484, n. 11.
\r\n75. Probabilmente un asse di Cecilio Metello, monetario nel 217 a.C.
\r\nGiano laureato.
\r\n\r\n
R) Nave col monogramma (?)
\r\n76. Asse, di bronzo. testa laureata di Giano; al verso prua della nave con la sigla (Valeria). Di un Valerio monetario circa il 227.
\r\n(cfr. Babelon II, pag. 507 [sic] ).
\r\n77. Novantasei assi di bronzo, nei quali ogni rappresentazione è irriconoscibile.
\r\n78. Asse; sul recto non si distingue alcuna figura.
\r\n\r\n
Sul verso appare la nave e non molto distante le lettere . Forse Var(ro), monete della gens Terentia.
\r\n\r\n
Cfr. Babelon II, pag. 479 seg. dove però nessuna è perfettamente uguale a questa; la sigla
\r\nO un’asse della (unteia) ? Il Babelon non la conosce.
\r\n\r\n
O si dovrà leggere (Apronia)? Sconosciuto.
\r\n79. Asse di bronzo, sul recto il Giano laureato, sul verso la prua di una nave con l’iscr.(izione) ROMA. Il simbolo è una ancora (Babelon I, pag. 50, n. 26).
\r\nAltro asse simile. Il simbolo sembra un bastone (scipio)?
\r\n(cfr. Id., ibid)
\r\n80. Quinario argenteo.
\r\nTesta laureata di Apollo a destra.
\r\n\r\n
R. Vittoria voltata a destra corona
\r\nsotto il quale sta un prigioniero.
\r\n(Babelon, Cloulia 2.)
\r\n101 a.C.
\r\n81. Due assi.
\r\nTesta laureata di Giano, con sopra /
\r\n\r\n
R. OPEIMI prora di nave e nel campo /
\r\nROMA.
\r\n(Babelon, Opimia 1.)
\r\n224 a.Cr.
\r\n82. Asse di Aulo Cecilio.
\r\nTesta laureata di Giano con sovrapposto /
\r\n\r\n
A . CAE pru
Collezione:
Documentazione scavi "G. Boni"