Monumenti
Link Copiato
Carcer-Tullianum
Carcere Mamertino / Mamertino / Tullianum / Carcer
Tipologia:
EdificioFunzione:
CarcereDenominazione alternativa:
Carcere Mamertino / Mamertino / Tullianum / CarcerPeriodo:
?Descrizione:
A ridosso delle pendici nord-orientali del Colle Capitolino, sotto la seicentesca Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami e l’annesso Oratorio, si conserva il Carcer-Tullianum, uno dei complessi archeologici più significativi del Foro Romano, nell’area del Comizio. L’edificio, strutturalmente connesso al sistema difensivo del Campidoglio a partire dall’età arcaica (le cosiddette “Mura Serviane”), era destinato alla reclusione dei nemici dello Stato romano condannati a morte. I colpevoli di reati comuni, invece, erano confinati nelle Lautumiae, ambienti ricavati da antiche cave di pietra lungo i fianchi del colle. Le fonti antiche e le indagini archeologiche distinguono due nuclei principali: il Carcer, vano superiore con ambienti annessi e murature in blocchi di travertino, arricchiti da un’iscrizione dedicatoria di metà I sec. d.C.; e il Tullianum, ambiente sotterraneo a pianta circolare, caratterizzato dalla sorgente che sgorga dal pavimento. In origine (V sec. a.C.) il Tullianum era probabilmente un luogo di culto legato alla risorgiva; solo in età repubblicana venne inglobato e ridimensionato all’interno delle strutture del Carcer. Gli scavi del 2010 hanno permesso di chiarire la funzione della sorgente: in corrispondenza di una serie di vere di pozzo sovrapposte, è stato individuato un foro quadrato (7x7 cm) praticato ab antiquo nello spessore della platea di base. Da qui l’acqua, collegata alla falda delle ghiaie del Paleotevere, risale mantenendo un livello costante (quota +13,60 m s.l.m.). Un carotaggio ha restituito un frammento vascolare di età tardo-arcaica, probabilmente parte di un vaso deposto nel cavo prima della sistemazione pavimentale del Tullianum. Il complesso perde la funzione detentiva intorno al VII sec. d.C. e viene trasformato in luogo di culto cristiano. Secondo la tradizione medievale la dedicazione risalirebbe al 314 d.C., con papa Silvestro che lo intitolò ai santi Pietro e Paolo; tuttavia, i dati archeologici rimandano al VII sec. d.C., epoca alla quale appartiene un affresco raffigurante la mano di Dio benedicente e l’aureola di un santo. Dal XI sec. d.C. la titolazione ai due Apostoli è sicura, come confermano gli affreschi rinvenuti nel vano superiore e le fonti scritte. Negli Statuti di Roma (XIII-XIV sec. d.C.) il luogo è citato come Carcer Sancti Petri et Pauli, con particolari norme per la sua tutela. Nei secoli seguenti la chiesa è ricordata con diverse denominazioni: nel Catalogo del Signorili (ca. 1425 d.C.) come Ss. Petri et Pauli in Carcere; nei Libri Indulgentiarum del XIV sec. d.C. come ecclesia custodiae, legata alla memoria dell’incarcerazione degli Apostoli; e dallo “Zibaldone” di Giovanni Rucellai (1450 d.C.) come una “chiesetta sotterra, con una fonticella d’acqua che miracolosamente vi nacque”. Verso la metà del XVI sec. d.C. l’edificio era in rovina. L’Arciconfraternita dei Falegnami decise quindi di costruire, sull’area occupata dalla chiesa di San Pietro in Carcere e da costruzioni dirute, una nuova chiesa intitolata a San Giuseppe, loro santo protettore, con annesso oratorio. Nel 1543 d.C. il rettore della chiesa di Santa Martina concesse in enfiteusi all’Arciconfraternita la chiesa di San Pietro in Carcere, imponendo l’obbligo di conservarla e di mantenere vivo il culto del principe degli Apostoli. Infine, alla fine del XIX sec. d.C., tra le fondazioni della chiesa di San Giuseppe e la volta del Carcer, fu realizzato il Santuario del SS. Crocifisso, destinato a custodire il Crocifisso ligneo che un tempo ornava la facciata del Carcer.Bibliografia specifica:
A. Russo, P. Fortini (a cura di), Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano, Roma 2022Geolocalizzazione
In questa scheda non sono presenti collegamenti