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Casa di Livia
Tipologia:
EdificioFunzione:
ResidenzialePeriodo:
Fine I secolo a.C.Descrizione:
L’edificio venne costruito su un terreno in pendenza ad un livello più basso rispetto al terrazzamento su cui venne eretto il Tempio della Magna Mater. La struttura faceva parte di un gruppo di case tardo-repubblicane mai distrutte dai palazzi imperiali. Il nome della casa deriva da una conduttura di piombo conservata nel tablino che reca un nome probabilmente della proprietaria: Iulia Aug(usta). Da qui, l’identificazione con Livia (sulla quale, però si è ancora indecisi a quale Livia della storia attribuirla). Probabilmente, qualora si trattasse della moglie di Augusto, questo dimostrerebbe la presenza di un appartamento a lei riservato all’interno della casa dell’imperatore. L’accesso alla casa di Livia avviene attraverso un corridoio non in piano ma leggermente inclinato: è ancora visibile il mosaico originale a fondo bianco con tessere nere isolate, regolarmente disposte. Si giunge poi al pianerottolo che presenta la stessa decorazione del corridoio e si arriva ad un cortile rettangolare che doveva essere coperto da una tettoia dei cui pilastri di supporto si vedono ancora le basi quadrate. Nel corso del tempo la casa subì delle modifiche forse per essere adattata a nuove funzioni e la disposizione degli ambienti variò, come per esempio la localizzazione dell’atrio che doveva inizialmente trovarsi nel lato orientale della casa, circondato da vari ambienti di uso diverso (cubicula). In questa prima strutturazione degli spazi, l'ingresso principale si sarebbe aperto sul lato est per essere poi successivamente chiuso. Con questa diversa disposizione, questa zona della casa perdeva il valore di luogo primario e vi si accedeva quindi passando dal cortile e da un lungo corridoio. Quello che viene identificato come il tablino, invece, doveva essere un ambiente di comunicazione fra le due parti della casa: è nota la sua bellissima decorazione in secondo stile. I muri originari, venuti alla luce dopo il distacco delle pitture, mostrano un reticolato non troppo regolare che li farebbero risalire al 75-70 a.C. circa mentre le pitture, di secondo stile, sarebbero del 30 a.C. Il tablino presenta il soffitto con una decorazione con motivo a cassettoni visti in prospettiva. La parete meglio conservata è quella destra la cui superficie dipinta è divisa in tre parti da alte basi che sorreggono colonne corinzie. Ognuna di queste parti presentava al centro una porta e in quella centrale viene raffigurato l’episodio di Io sorvegliata da Argo e Mercurio che giunge in suo soccorso per liberarla. Le due porte laterali invece, di cui rimane solo quella di sinistra, sono rappresentate aperte così da mostrare lo sfondo delle architetture in prospettiva con la presenza di personaggi che animano la scena. A mezza altezza, vengono rappresentate scene di genere come fossero poggiate su cornici sporgenti. Le decorazioni continuano con elementi differenti e di altra tipologia come divinità alate, sfingi e candelabri. Sulla parete di fronte all’ingresso vi era una raffigurazione di Polifemo e Galatea che oggi è poco visibile. Anche nella stanza a destra la decorazione si presentava ben conservata con una partitura più semplice a riquadri e un settore inferiore con ricche ghirlande di frutta e fogliami. Nella parte alta invece correva un bellissimo fregio a fondo giallo sul quale vennero rappresentate scene di vita egiziana. Le decorazioni sono state staccate e conservate. Anche la stanza di sinistra conservava delle decorazioni e in particolare tutti gli ambienti hanno traccia di resti del pavimento bianco con tessere nere. Anche l’ambiente a sud del cortile, generalmente identificato come triclinio, conservava la decorazione pittorica ed in particolare un simulacro aniconico di Diana.Bibliografia specifica:
F. Coarelli, Roma. Guide archeologiche, Roma 2008Geolocalizzazione
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