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Arco di Augusto
Arco Aziaco di Augusto
Tipologia:
Monumento trionfaleFunzione:
CelebrativaDenominazione alternativa:
Arco Aziaco di AugustoPeriodo:
Fine I secolo a. C.Descrizione:
Tra il fianco destro del Tempio di Cesare e il Tempio dei Castori sono visibili i resti di un arco trionfale a tre fornici, l’Arco di Augusto. Le fonti antiche ricordano nel Foro Romano due archi in onore dell’imperatore Augusto, l’Arco Partico del 19 a.C. e l’Arco Aziaco del 29 a.C., due monumenti differenti molto vicini uno all’altro. A cavallo di un tratto stradale, il vicus Vestae, che conserva la pavimentazione originale in travertino, si vedono le basi dei due piloni in blocchi di travertino del fornice centrale, parzialmente restaurate con tratti di muratura in mattoni; le fondazioni dei fornici laterali sono appena percettibili in quanto semi-sommerse dal livello del terreno. L’ampiezza totale del monumento è di metri 18 x 5, dell’alzato non rimane quasi nulla, si conservano solo le fondazione dei piloni dei fornici. Il passaggio centrale è largo circa 4 metri, quelli laterali 2,66 metri; a causa della mancanza di spazio in quell’area del Foro il pilone nord fu addossato al fianco del Tempio di Cesare, mentre il pilone sud risultò parzialmente coperto dall’alto pronao del Tempio dei Castori. Sopra uno dei blocchi del basamento del fornice centrale è stato posto un capitello relativo alla decorazione architettonica dell’arco. Nel Cinquecento, quando per la realizzazione della nuova Basilica di S. Pietro tutta quell’area dell’antico Foro monumentale fu smontata e spogliata per ricavare preziosi materiali da costruzione, il monumento fu descritto come già parzialmente distrutto e venne definitivamente privato dei suoi marmi e si perse nozione della sua presenza. Alcuni frammenti architettonici dell’arco si sono effettivamente riconosciuti nella chiesa dei SS. Quattro Coronati che fu oggetto di una fase di grandi lavori nel IX secolo, data cui si deve far risalire il primo momento di spoliazione dell’arco. Le fondazioni in blocchi di travertino dell’arco a tre fornici ed alcuni frammenti superstiti della trabeazione marmorea furono scoperte nel 1888. L’Arco di Augusto chiudeva verso sud-est la piazza del Foro, come allo stesso modo svolgeva la medesima funzione simmetricamente sul lato posto, verso nord, l’Arco di Gaio e Lucio Cesari di fronte alla Basilica Emilia sulla via Sacra ed era inserito nella trasformazione urbanistica generale cui fu oggetto il Foro Romano in età augustea. Con la sua mole l’Arco di Augusto dal momento della sua costruzione impedì dalla piazza del Foro la visuale dei monumenti più antichi come la Regia e il Tempio di Vesta. L’aspetto originario si può ricostruire sulla base di monete che rappresentano l’arco (monete coniate tra il 19 e il 16 a.C.) e soprattutto di frammenti della decorazione architettonica, alcuni dei quali conservati all’Antiquario forense. Il fornice centrale era coperto a botte, quelli laterali avevano soffitto piano ed erano decorati all’esterno da timpano triangolare; in alto sull’attico, in corrispondenza dei fornici laterali stavano due statue dei Parti, sopra il centrale era posta la statua dell’imperatore Augusto che guidava la quadriga (carro con quattro cavalli). Nei passaggi laterali dell’arco erano poste due edicole dove erano affissi i Fasti consolari (le liste dei consoli), sui pilastri dei fornici laterali cerano incisi i Fasti trionfali (liste dei trionfatori in battaglia dall’inizio della Repubblica); i Fasti sono oggi esposti ai Musei Capitolini, nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio. L’ostentazione delle liste dei Fasti è una scelta emblematica della propaganda politica augustea di recuperare ed esaltare le antiche tradizioni della Repubblica mentre in realtà egli stava esaltando il suo principato e ponendo le basi per la nascita dell’Impero. L’identificazione dei resti conservati sul fianco sud del Tempio di Cesare all’Arco Aziaco o all’Arco Partico, citati dalle fonti è stata molto dibattuta. Secondo alcune interpretazioni il primo sarebbe presto crollato e sostituito nello stesso luogo dal secondo in ordine di tempo. Altri archeologi attribuiscono le fondazioni al lato del Tempio di Cesare come riferibili al primo arco, mentre il secondo sarebbe stato costruito dal lato opposto rispetto al Tempio del Divo Giulio, di fronte all’angolo della Basilica Emilia. La soluzione potrebbe ricercarsi in uno scavo archeologico che ha messo in luce, ad est delle fondazioni dell’arco a tre fornici, le tracce di un arco a un solo fornice, evidentemente quello del 29 a.C., che nel 19 a.C. fu sostituito dall’Arco Partico sul quale fu probabilmente affissa l’iscrizione dell’arco più antico. L’eliminazione dell’Arco Aziaco si allinea perfettamente con la politica augustea di nascondere il ricordo delle guerre civili, se non altro nella realizzazione delle opere pubbliche.Bibliografia specifica:
F. Coarelli, Roma. Guide archeologiche Laterza, Bari 1989, pp. 76-77 G. Lugli, Roma antica. Il centro monumentale, Roma 1992, pp. 197-198 E. Nedergaard,s.v. Arcus Augusti (a. 29 a.C./a. 19 a.C.), in in LTUR, I, Roma 1993, pp. 80-85 M. Piranomonte, Il Foro Romano. L’area orientale, Roma Archeologica. Guida alle antichità della città eterna. Primo itinerario, Roma 1999, pp. 62-63 C. Calci, Roma archeologica, Roma 2005, pp. 87-88Geolocalizzazione
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