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Tempio dei Castori
Tempio dei Dioscuri
Tipologia:
TempioFunzione:
SacraDenominazione alternativa:
Tempio dei DioscuriPeriodo:
Fondazione V secolo a.C., ultimo rifacimento inizio I secolo d.C.Descrizione:
Le tre alte colonne corinzie che caratterizzano l’aspetto dell’area centrale del Foro Romano appartengono al Tempio dei Castori o dei Dioscuri. La costruzione del Tempio dei Castori è legata alla leggenda. Era sul limite sud-est della piazza del Foro con orientamento nord-sud e facciata verso il Foro. Il tempio ha avuto diverse fasi costruttive, le strutture oggi conservate sono attribuite all’edificio voluto dal principe Tiberio nel 6 d.C., di fase augustea. Oltre alle tre alte colonne corinzie con alto architrave, sono attualmente visibili parte dell’alto podio, basamento in opera cementizia, completamente spogliato del rivestimento esterno in blocchi, e la serie frammentaria delle basi di colonne del portico sul retro dell’edificio. Il culto dei gemelli divini Castore e Polluce ebbe origine in Grecia, i due chiamati Dioscuri erano figli del re degli dei Giove e di Leda ed erano atleti e domatori di cavalli; una volta morti gli furono tributati onori come agli dei, secondo gli storici antichi continuarono a vivere a giorni alternati, da questo prodigio deriva il simbolo dei due emisferi terrestri. Il culto fu importato a Roma a partire dall’inizio del V secolo a.C. I due gemelli divini erano cavalieri, in Grecia protettori dell’aristocrazia, anche a Roma furono assunti come divinità tutelari dei patrizi romani, in particolare dell’ordine equestre. Il culto è documentato nel Lazio dal VI secolo a. C.: una lamina arcaica con iscrizione alle due divinità è stata trovata nell’antica Lavinium, presso Pratica di Mare. La fondazione del tempio nel Foro è legata alla storia della guerra tra Romani e Latini, durante la battaglia presso il lago Regillo nel 499 a.C. (piccolo lago di origine vulcanica vicino Roma, prosciugato nel XVII secolo) i Dioscuri fecero la loro apparizione e guidarono i Romani alla vittoria, subito dopo furono visti presso la Fonte di Giuturna far bere i loro cavalli ed annunciarono al popolo la disfatta nemica. Per celebrare i due gemelli divini, il dittatore Aulus Postumius Albus Regillensis, che nel 496 a.C. divenne console, decise di dedicargli un tempio vicino alla Fonte di Giuturna. Il Tempio dei Castori fu poi effettivamente costruito dal figlio di Postumio nel 484 a.C. L’edificio fu poi per tutta la sua storia legato alla classe degli equites: è probabile che dal tempio prendesse avvio la tradizionale cavalcata, transvectio equitum, istituita nel 304 a.C., che si ripeteva ogni anno nel giorno anniversario della battaglia vittoriosa. Del primitivo edificio del V secolo a.C. sono state individuate delle strutture in opera quadrata di tufo inglobate all’interno del nucleo cementizio del grande basamento del tempio attuale. Il tempio arcaico era di tipologia italica con tre celle e un pronao molto profondo, di dimensioni più piccolo dell’attuale ma con lo stesso orientamento. Al 117 a.C. si data un integrale restauro del tempio ad opera di Lucius Caecilius Metellus Dalmaticus, politico romano imparentato con i personaggi più in vista del suo tempo. Il tempio di Metello fu ricostruito ampliando molto il basamento in opera cementizia (podio), che fu ripartito in tre nuclei corrispondenti alla cella, al pronao e al tribunale antistante. Il podio di questa fase, alto circa 5 metri rispetto al livello dell’area forense, è per la gran parte quello che si osserva tuttora, dato che è stato riutilizzato nei successivi rifacimenti. Di questo tempio si conservano anche quattro basi delle colonne dell’atrio con l’intercolumnio più stretto di quello della fase imperiale e, ad un livello inferiore rispetto alle colonne della fase augustea, frammenti del mosaico pavimentale bianco e nero della cella. Il tempio di Metello aveva probabilmente otto colonne sul davanti, un colonnato anche sui lati lunghi ma non sul retro (periptero sine postico), era di travertino rivestito di stucco. A seguito di un distruttivo incendio del 14 o 9 a.C. il tempio fu ricostruito da Tiberio, Tiberius Claudius Nero, figlio di Livia, moglie dell’imperatore Augusto e da questi adottato, così da poter salire al soglio imperiale dal 14 al 37 d. C. Tiberio dedicò il tempio nel 6 a.C., durante il regno di Augusto (27 a.C.-14 d.C.), in nome proprio e del fratello Druso. L’edificio della fase augustea è quello di cui rimangono i resti più cospicui. Della struttura interna del podio rimane il nucleo cementizio che conferisce l’aspetto attuale all’edificio, in origine il podio era rivestito in opera quadrata di blocchi di tufo dell’Aniene e travertino, poi asportati. Aveva una foggia imponente (32 metri x 49.50, con un’altezza solo del podio di 7 metri), all’interno del basamento del podio erano ricavati ambienti abitabili che caratterizzavano la funzione del tempio. L’edificio era diviso in tre aree: cella, pronao e tribunale. Il Tempio vero e proprio era di stile corinzio, periptero ottastilo, ossia colonnato su tutti i lati: otto colonne sui lati bervi e undici lungo i fianchi. Ai fianchi della facciata, secondo gli antichi scrittori, erano poste le due statue dei Dioscuri a cavallo. Il tribunale della fase augustea era molto più piccolo di quello precedente, l’accesso ad esso dalla piazza del Foro era assicurato da scale laterali perpendicolari all’asse maggiore, in effetti è noto che in età imperiale questo tribunale venisse usato raramente, avendo perso la sua importanza.Bibliografia specifica:
Nielsen, s. v. Castor, aedes, templum, in LTUR I, 1993, pp. 242-245Geolocalizzazione
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