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Arco di Settimio Severo
Arco Settimio Severo
Tipologia:
Monumento trionfaleFunzione:
CelebrativaDenominazione alternativa:
Arco Settimio SeveroPeriodo:
Inizio III secolo d.C.Descrizione:
L’arco a tre fornici si staglia sul limite ovest della piazza del Foro Romano ai piedi del Tabularium. La struttura costruttiva è di mattoni completamente rivestita da travertino e marmo, con una ricca decorazione architettonica derivata da modelli flavi. Allo stato attuale l’arco è abbastanza ben conservato nell’impianto generale anche se la decorazione a bassorilievo è molto rovinata e consunta. A causa dell’innalzamento dei livelli del Foro Romano l’arco nel Medioevo fu occupato da una struttura ecclesiastica dedicata ai SS. Sergio e Bacco. Dal Rinascimento in poi, e soprattutto in età moderna, venne a trovarsi semi-sommerso dal terreno e i rilievi furono esposti al contatto del passaggio dei carri e del bestiame, come è comprensibile se oggi ci si pone nello slargo di fronte alla chiesa dei Ss. Luca e Martina in cui è immediatamente apprezzabile la differenza tra l’altezza della strada attuale e il livello antico. L’arco è alto circa 21 metri, largo 23,37 e profondo 11,20. I passaggi sono coperti da ampie volte a botte decorate da cassettonati a rosette. Ai fornici laterali, larghi circa 3 metri, si accedeva tramite brevi scalinate, il passaggio centrale, largo 6.77 m, era attraversato dalla via Sacra. La strada basolata oggi visibile sotto l’arco e verso il Foro Romano corrisponde al livello augusteo messo in luce durante gli scavi archeologici di inizio Novecento, in origine l’asse stradale correva ad una quota più alta, ed era stato realizzato contestualmente all’arco come risulta dai rendiconti dei ludi Saeculares di Settimio Severo, svoltisi nel 204 d.C, che ricordano una processione che si svolse sotto il nuovo arco da poco inaugurato. L’arco si staglia su di una piattaforma di travertino in origine accessibile dal Comizio solo attraverso scale. L’arco fu dedicato nel 203 d.C. In origine la dedica comprendeva l’imperatore Settimio Severo e i suoi due figli Caracalla e Geta, per ricordare la vittoria della guerra sui Parti iniziata nel 195. In seguito la quarta riga dell’iscrizione dedicatoria in lettere di bronzo venne rielaborata per cancellare il nome del principe Geta, ucciso dal fratello Caracalla dopo la morte del padre nel 212 d.C., cui seguì la damnatio memoriae, ossia la cancellazione del nome da tutti i monumenti pubblici. L’iscrizione in lettere di bronzo è presente su entrambi i lati, si legge: IMP·CAES·LVCIO·SEPTIMIO·M·FIL·SEVERO·PIO·PERTINACI·AVG·PATRI·PATRIAE·PARTHICO·ARABICO·ET/ PARTHICO·ADIABENICO·PONTIFIC·MAXIMO·TRIBVNIC·POTEST·XI·IMP·XI·COS·III·PROCOS·ET/ IMP·CAES·M·AVRELIO·L·FIL·ANTONINO·AVG·PIO·FELICI·TRIBVNIC·POTEST·VI·COS·PROCOS·P·P·/OPTIMIS·FORTISSIMISQVE·PRINCIPIBUS/ OB·REM·PVBLICAM·RESTITVTAM·IMPERIVMQVE·POPVLI·ROMANI·PROPAGATVM·INSIGNIBVS·VIRTVTIBVS·EORVM·DOMI·FORISQVE·S·P·Q·R· (CIL VI 1033). Con la costruzione dell’arco si volle celebrare la dinastia dei Severi, l’imperatore Settimio Severo è citato con tutti i suoi attributi acquisiti grazie alle vittorie militari: partico per aver vinto la guerra contro i Parti (il cui territorio corrispondeva all’antica Persia, attuali Iran, Iraq e Armenia); arabico per aver sottomesso i regnanti della penisola arabica; partico adiabenico deriva dal nome della provincia di Adiabene nell’Assiria (territorio tra il Tigri e l’Eufrate, odierno Iraq). Inoltre si ricorda che l’imperatore ha ottenuto le massime cariche politiche, religiose e civili dell’impero: è Pontefice Massimo insignito della tribunicia potestas per ben undici volte, console per la terza volta e proconsole. La decorazione architettonica dell’arco è molto ricca e complessa. La superficie di entrambe le facciate è scandita da quattro colonne composite di marmo proconnesio su alte basi. Sui piedistalli delle colonne sono raffigurati in bassorilievo soldati romani con i prigionieri barbari. Il fornice centrale presenta nelle chiavi dell’arco due figure di Marte, sopra l’archivolto Vittorie con trofei ai piedi delle quali si notano le personificazioni delle quattro stagioni. Nei fornici minori le chiavi sono abitate da quattro divinità due maschili, due femminili, di cui è riconoscibile solo la figura di Ercole; sopra gli archivolti degli archi minori stanno divinità fluviali, tra le quali si riconiscono i fiumi Tigri ed Eufrate, teatro della vittorie nel territorio dei Parti. Al di sopra degli archi minori corre un fregio con la rappresentazione del trionfo degli imperatori. I più significativi sono i quattro grandi pannelli decorati a bassorilievo in cui è rappresentata sinotticamente la storia delle vittoriose campagne contro i Parti, si leggono a partire da sinistra nel lato verso il Foro: la conquista di Nisibis (moderna città di Nusaybin in Turchia) ed Edessa (antica città del territorio dell’Assiria, ora è in Turchia), e si concludono con il pannello di destra del lato verso il Campidoglio, dove è raffigurata l’entrata nelle città di Hatra e Ctesifonte (capitali dell’antica Mesopotamia, attuale Iraq). I grandi pannelli storici sono sottolineati da quattro sottili riquadri con la rappresentazione della processione trionfale di Settimio Severo e il suo ritorno da vincitore a Roma. Nel Medioevo l’arco era segnato come monumento identificativo negli itinerari dei pellegrini che venivano in visita Roma. Una torre era stata costruita in epoca imprecisata sull’attico dell’arco sul lato nord, come è ancora visibile nei disegni del Cinquecento, doveva far parte del sistema di fortificazioni che a partire dal XII-XII secolo interessarono l’area dell’antico Foro e Palatino. L’edificio ecclesiastico dedicato ai SS. Sergio e Bacco è stato localizzato archeologicamente sul lato nord-ovest della piazza del Foro, tra il Tempio della Concordia (il Liber Pontificalis, testo medievale con le storie dei pontefici, ricorda che con il crollo del tempio la diaconia risultò distrutta) e il lato sud dell’ Arco di Settimio Severo. La primitiva diaconia (edificio assistenziale per la cura degli indigenti), fu istituita probabilmente durante il pontificato di Adriano I (772-795) con la fronte verso il Foro e l’abside poco discosta dalle tre colonne superstiti del Tempio di Tito e Vespasiano. Il complesso ecclesiastico occupava parte dell’Arco di Settimio Severo, all’interno dei fornici vennero costruiti dei piani solarati, dei quali restano ancora oggi gli incassi delle travi nei piloni e negli intradossi delle arcate (fig. 3). Tracce archeologiche visibili dell’istituzione della diaconia sono anche 5 fosse granarie (utilizzate come magazzino per il grano e i cereali che poi venivano distribuiti come alimenti alla popolazione povera) scavate nel nucleo della gradinata di accesso al Tempio della Concordia, e 2 pozzi, svuotati dall’archeologo Boni all’inizio del Novecento, nell’area dei Rostra Augustei . Nel Cinquecento la chiesa era già in abbandono come documentano alcune vedute dell’epoca, è noto che venne profanata nel 1562 sotto Pio IV (1559-1565), mentre il catalogo delle chiese del 1566 la definisce ruinata. Di un restauro ad opera del cardinal Rangoni della fine del XV secolo resta documentazione nell’iscrizione rinvenuta nel 1970 riutilizzata nella cappella del Crocefisso a S. Maria degli Angeli, unico resto sicuramente appartenente alla chiesa dei SS. Sergio e Bacco. Nel 1562 alcune delle reliquie ivi custodite vennero trasferite a S. Maria della Consolazione, poco dopo dovette essere sconsacrata, tanto che non compare nella piante di E. Du Pèrac del 1577. I resti dell’edificio ecclesiastico vennero in luce nel 1812 durante gli scavi di Carlo Fea nel Foro Romano e furono demoliti.Bibliografia specifica:
A. Bartoli, Cento vedute di Roma antica raccolte e illustrate, Firenze 1911 M. Bonfioli, La diaconia dei SS. Sergio e Bacco nel Foro Romano. Fonti e problemi, in Rivista di Archeologia Cristiana, 50, 1974, pp. 55-85 R. Brilliant, Arcus: Septimius Severus (Forum), in LTUR I, Roma 1993, pp. 103-105 M. Marinone, s.v. ss. Sergius et Bacchus, diaconia, in LTUR IV, Roma 1999, pp. 303-304 F. Lombardi., Roma. Le chiese scomparse, Roma 1998, p. 280Geolocalizzazione
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