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Tempio di Saturno
Tipologia:
TempioFunzione:
SacraPeriodo:
Inizio V secolo a.C., con rifacimenti sino al IV d.C.Descrizione:
Grande edificio con otto colonne ioniche che sorge ai piedi del Campidoglio. La struttura del tempio, legato alle origini arcaiche della città, nello stato attuale, è stata attribuita a due fasi costruttive diverse, il basamento del I secolo a.C. e l’alzato del IV secolo d.C. La prima fase si riferisce alla ricostruzione di età augustea, dovuta al console L. Munatius Plancus, nel 42 a.C., e comprende l’alto podio rettangolare (altezza metri 11, larghezza 24, lunghezza 33), rivestito da opera quadrata in blocchi di travertino. L’alzato, di cui restano oggi solo il colonnato frontale costituito da otto colonne con capitelli ionici, tutti elementi di reimpiego, con i resti del frontone e l’iscrizione dedicatoria, appartiene ad una fase tardo-antica, datata alla seconda metà del IV secolo d.C. Uno dei più tardi interventi noti di restauro di tempio pagano, riferito al periodo compreso tra l’impero di Giuliano ed Eugenio, quando il culto di Saturno ebbe rinnovato seguito, testimoniato anche dai Saturnali di Macrobio del 380 d.C. La parte frontale del tempio rimase in piedi per tutta l’epoca medievale e moderna, è, infatti, ben riconoscibile in tutte le vedute e le incisioni antiche del Foro. E’ uno dei templi più antichi: la primitiva costruzione sarebbe da legarsi alla figura del re Tarquinio il Superbo, all’inizio del periodo regio, mentre l’inaugurazione vera e propria avvenne nei primi anni della Repubblica (501-493 a.C.). Fu costruito nelle immediate vicinanze del primitivo santuario dell’ Ara di Saturno, che si trovava a nord-est del tempio Il giorno della celebrazione del culto era fissato ai Saturnalia del 17 dicembre in cui si festeggiava con scatenate libagioni la fine dell’anno. La statua di culto venerata, come appare dalle immagini delle monete, era velata, aveva in mano la falce e le gambe fasciate in calzari di lana che venivano sciolti il giorno della festa. La statua era cava all’interno e riempita di olio. In origine nel tempio si conservavano il tesoro e gli archivi dello Stato romano, in particolare la bilancia utilizzata per pesare il metallo da trasformare in moneta. Un’altra funzione era quella di luogo di affissione dei documenti pubblici: sulla facciata orientale del podio si vedono ancora i fori che servivano per fissare le tavole delle leggi. In epoca successiva gli archivi e il tesoro vennero spostati in un edificio realizzato appositamente a ridosso del Tabularium. L’iscrizione: SENATVS∙ POPVLVSQVE∙ ROMANVS∙ INCENDIO∙ CONSVPTVM∙ RESTITVIT∙ (CIL VI 937). In questa iscrizione è stata notata l’assenza abbastanza anormale di ogni riferimento all’imperatore o al praefectus urbis o al consolato durante il quale avvenne il restauro del tempio danneggiato da un incendio, ricordato con le parole incendio consumptum restituit. La formula dedicatoria contribuisce a datre l'iscrizione, nella seconda metà del IV secolo d.C. L’antico altare, localizzato vicino l’angolo sud-ovest dell’Arco di Settimio Severo, sul retro dei Rostra Augusti, è stato identificato con l’Ara di Saturno. Era di fronte al Tempio di Saturno, in uno stretto spazio chiuso tra il tempio della Concordia ad ovest e il Senaculum ad nord; L'altare è stato eretto prima del VI secolo a.C., ed il suo arco di vita si estende sino alla fine dell’età imperiale. Si tratta di una piccola struttura di metri 3.95 x 2.80, incompleta verso ovest, parzialmente ricavata nel tufo della roccia del Campidoglio e definita con blocchi di cappellaccio, in origine rivestita di signino rosso. Secondo la mitologia l’altare fu dedicato dall’antico popolo dei Pelasgi in onore della divinità che avrebbe costruito il primo nucleo abitato sul Campidoglio, chiamato in suo onore Saturnia. Alcuni scrittori hanno confuso l’Ara di Saturno con il Volcanal. In realtà, il Volcanal vero e proprio è un santuario arcaico, legato alle origini e alla legenda sulla fondazione di Roma, funzionale all’area del Comitium araico; lo si può riconoscere nei resti sottostanti il Lapis Niger.Bibliografia specifica:
F. Coarelli, s.v. Volcanal, in in LTUR V, 1999, pp. 209-211 F. Coarelli, s.v. Saturnus, Aedes, in iLTUR IV, 1999, pp. 234-236 F. Coarelli, s.v. Saturnus, Ara, in LTUR IV, Roma 1999, p. 236 F. Coarelli, Roma. Guide archeologiche Laterza, Roma 1980, pp. 60-61 P. Pensabene, Tempio di Saturno, architettura e decorazione, LSA 5, Roma 1984Geolocalizzazione
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